[caption id="attachment_34600" align="alignright" width="300"] In mostra[/caption]
A Filippo, Cate e Dem, si sono uniti altri artisti, che hanno lavorato tutti insieme su diverse scale e diversi materiali, riutilizzando vecchie tele, cartoni abbandonati agli angoli delle strade, polaroid, lamiere, schede madri di vecchi pc gettati via, pezze usate, buste di plastica, scarti…sullo sfondo di quella Grande Bellezza, che è Roma, “ una cittá che per noi – dicono- è un inesauribile archivio pieno di inspirazione accessibile semplicemente camminando”.
Un’esperienza in qualche modo mistica, la cui autenticitá si coglie, e suscita tenerezza se non commozione, nelle opere che questi ragazzi hanno realizzato, e che due modelle Mina e Nina hanno indossato, immortalate da Giovanni, fotografo di grande talento, che ne ha saputo trasmettere il senso, l’esprit : Le decomposizioni astratte di Dem the 1st, indossabili come vestiti. Le “yucca” forti e pungenti riprodotte su gelatina da Cate Sarci e stampate su fogli di acetato colorati, ossessione o un desiderio di purificare il mondo… “La Spada” di lamiera di Filippo Cocca, che non trafigge la roccia, ma un cuore anche esso di lamiera, delimitato da fragili confini di cellophan… la sua “Sirenetta”, simboleggiata da un vaso violato, corroso dal tempo, incompiuto e contaminato, che non riesce a ritrovare la sua bellezza nello “Specchio”, precluso al sogno, sigillato per lavori in corso. O ancora il suo “Gabbiano”, metallico urbano, sporco e infelice, l’altra faccia di Jonathan Livingston. Se questa non è arte…o, per dirla con Benjiamin Bratton, “the revenge of the real”…?
[caption id="attachment_34614" align="alignleft" width="269"] Il Gabbiano di Filippo Cocca[/caption]
[caption id="attachment_34610" align="alignleft" width="252"] Il cuore trafitto di Filippo Cocca durante la lavorazione[/caption]
[caption id="attachment_34612" align="aligncenter" width="471"] Le Yucca di Cate Sarci e la S-composizione di Dem the 1th[/caption]
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