Link to La Procura di Prato indaga anche sulla manutenzione in corso e ipotizza anche la “rimozione dolosa o colposa di cautele contro gli infortuni sul lavoro”La Procura di Prato indaga anche sulla manutenzione in corso e ipotizza anche la “rimozione dolosa o colposa di cautele contro gli infortuni sul lavoro”
“Continue anomalie riscontrate sulla base di carico”. Sono alcune delle parole che si leggono nella lettera di denuncia che due mesi prima della strage di Calenzano Vincenzo Martinelli, una delle cinque vittime dell’esplosione nell’impianto Eni in provincia di Firenze, aveva mandato. Una missiva indirizzata alla ditta di trasporti per cui lavorava come autotrasportatore di autocisterne di carburante per fare luce su quanto accadeva nel deposito.
La lettera di una delle vittime dell'esplosione all'impianto Eni
Nella lettera datata 3 ottobre 2024 il 51enne raccontava di un episodio che gli era valso anche una contestazione della ditta per mancato trasporto. Il camionista descriveva quanto accaduto che gli aveva impedito il carico e segnalava anche le “Continue anomalie” riscontrate nel deposito. Problemi che lo preoccupavano a tal punto da spingerlo a chiedere per iscritto un confronto diretto con i responsabili della sicurezza. Al momento dell’esplosione “Vincenzo deve essersi accorto di qualcosa. Ha fatto un balzo all’indietro, come quando siamo di fronte ad una cosa che ci spaventa. Me lo ha raccontato un altro collega che era accanto a lui e che è stato ferito” ha raccontato alla stampa un collega dell’autotrasportatore morto. Dalle prime ricostruzioni, sembra chiaro che l’esplosione sia stata innescata nell’area di carico ma solo le indagini chiariranno se l’innesco è partito da un’autobotte o dalla pensilina di carico e per quale ragione.
Le indagini della Procura di Prato
Quali sono le ipotesi più accreditate sulla dinamica dell'incidente? La procura di Prato, che procede per i reati di omicidio colposo, disastro e rimozione dolosa o colposa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, ipotizza al momento una anomalia degli impianti o un errore umano come possibili inneschi della deflagrazione mortale. Quel giorno infatti erano in corso anche dei lavori di manutenzione mentre i camion caricavano carburante. “Ero in fila ad aspettare il mio turno e ho visto roba fuoriuscire da alcuni tubi. Pensavo fosse acqua, poi ho sentito la puzza. Ho visto degli operai che lavoravano sui tubi”, ha raccontato un camionista scampato alla tragedia di Calenzano. Secondo quanto emerso, finora, i manutentori avrebbero dovuto rimuovere alcune valvole e tronchetti per mettere in sicurezza una linea benzina dismessa da anni.
Una fuoriuscita di carburante
La Procura, nell’ordinanza di perquisizione degli impianti di Calenzano e degli uffici della ditta di manutenzione, scrive che dai primissimi elementi investigativi, emerge che “Sarebbe avvenuta una fuoriuscita di carburante nella parte anteriore della pensilina di carico e che questa sia stata in qualche modo dovuta alla chiara inosservanza delle rigide procedure previste”. “Le conseguenze di tale scellerata condotta non potevano non essere note o valutate dal personale che operava in loco” scrivono i pm.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
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