Link to La procura di Prato ha aperto un fascicolo, per ora contro ignoti, per omicidio colposo plurimo, crollo doloso di costruzioni e rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoroLa procura di Prato ha aperto un fascicolo, per ora contro ignoti, per omicidio colposo plurimo, crollo doloso di costruzioni e rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro
Esclusa l'ipotesi del sabotaggio, la procura di Prato si concentra sulla pista della manutenzione straordinaria del deposito di carburanti Eni di Calenzano, in provincia di Firenze, dove cinque operai hanno perso la vita nell’esplosione di lunedì 9 dicembre. Si indaga contro ignoti per omicidio colposo plurimo, crollo doloso di costruzioni e rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. L'ipotesi è che ci potrebbero essere state inadempienze nella manutenzione straordinaria alle pensiline, in particolare la numero 5 e 6. Agli inquirenti risulta infatti un guasto che causava un malfunzionamento a una linea dismessa da anni, nelle condotte di collegamento tra i silos di stoccaggio, nella parte terminale della linea di carico per le autobotti. Tutto l'impianto si trova adesso sotto sequestro.
L'anomalia segnalata dalla lettera di una delle vittime
La pista più accreditata per gli inquirenti sarebbe quella dell’avaria alla linea dismessa e delle modalità dei lavori in corso, nonché delle condizioni di sicurezza in cui i tecnici operavano mentre gli autisti rifornivano i camion. Nel frattempo è emerso come appena due mesi fa una delle vittime, Vincenzo Martinelli, avrebbe messo in evidenza "continue anomalie sulla base di carico" in una lettera alla sua azienda (Bt). Lo aveva fatto per contestare un procedimento disciplinare a suo carico sul rifiuto di finire un viaggio.
I magistrati: "Inosservanza delle rigide procedure previste"
Al momento i magistrati hanno ordinato acquisizioni di documenti, e-mail, corrispondenza, chat in più sedi dell'Eni, non solo nel deposito di Calenzano, e anche alla Sergen srl di Potenza, la ditta specializzata in manutenzioni meccaniche (dove lavoravano le due vittime lucane Franco Cirelli e Gerardo Pepe). Alla procura risulta che la ditta eseguiva lavori di manutenzione proprio vicino all'area di carico del carburante per rimuovere alcune valvole e tronchetti e per mettere in sicurezza "una linea benzina dismessa da anni". Per questo la procura afferma nel decreto di perquisizione che in quell'area "sarebbe avvenuta una fuoriuscita di carburante nella parte anteriore della pensilina di carico ... in qualche modo dovuta alla chiara inosservanza delle rigide procedure previste". Secondo i giudici, poi, “le conseguenze di tale scellerata condotta non potevano non essere note o valutate dal personale in loco".
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
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