Cpr, il fallimento: 2.000 esecuzioni su 28.000 ordini di rimpatrio

di

Emilia Morelli
Cpr, il fallimento: 2.000 esecuzioni su 28.000 ordini di rimpatrio

Link to ActionAid sostiene che i Cpr tendano a criminalizzare i migranti, minando i diritti d'asilo e l'efficacia del sistema d'accoglienza. Le associazioni per i diritti dei migranti, da anni, denunciano le condizioni disumane e la gestione inefficace dei centri, auspicandone la chiusuraActionAid sostiene che i Cpr tendano a criminalizzare i migranti, minando i diritti d'asilo e l'efficacia del sistema d'accoglienza. Le associazioni per i diritti dei migranti, da anni, denunciano le condizioni disumane e la gestione inefficace dei centri, auspicandone la chiusura

cprIl governo Meloni prosegue nell'attuazione del "modello Albania", una politica mirata a velocizzare i rimpatri dei migranti con esame rapido delle richieste di asilo. Tuttavia, il recente rapporto "Trattenuti 2024" di ActionAid e del Dipartimento di Scienze Politiche dell'Università di Bari descrive una situazione problematica nella gestione dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) in Italia. Secondo il report, nel 2023 solo il 10% dei migranti con ordine di espulsione è stato effettivamente rimpatriato: 2.000 esecuzioni su oltre 28.000 ordini totali. Complessivamente, circa 4.000 persone sono state rimpatriate, incluse quelle deportate dai confini e dagli aeroporti. Fabrizio Coresi di ActionAid sostiene che i Cpr tendano a criminalizzare i migranti, minando i diritti d'asilo e l'efficacia del sistema d'accoglienza. Le associazioni per i diritti dei migranti, da anni, denunciano le condizioni disumane e la gestione inefficace dei centri, auspicandone la chiusura.

Link to Cpr: tempi di Detenzione in Aumento e Rimpatri in CaloCpr: tempi di Detenzione in Aumento e Rimpatri in Calo

Il rapporto evidenzia che, dal 2014 al 2023, 50.000 migranti sono stati detenuti nei Cpr italiani. Dal 2017, con Marco Minniti come ministro dell'Interno, il governo ha incentivato l’uso della detenzione amministrativa per promuovere i rimpatri, con l’obiettivo di aprire un Cpr in ogni regione. Attualmente, però, sono operativi solo 10 centri su 12. Dai Cpr siciliani, che includono un nuovo hub per il “trattamento leggero”, è partito il 54% dei rimpatri nazionali, con una maggioranza di tunisini (85%), anche se i migranti dalla Tunisia rappresentano meno dell'11% degli arrivi in Italia nel 2023. Nonostante l'estensione dei tempi di detenzione fino a 18 mesi, il tasso di rimpatri non è cresciuto di pari passo, e molti centri operano solo a metà della capacità prevista.

Link to Costi Elevati e Inefficienza del SistemaCosti Elevati e Inefficienza del Sistema

I prolungati periodi di detenzione incidono fortemente sui costi dei Cpr, che nel biennio 2022-2023 hanno raggiunto i 39 milioni di euro. La spesa media annua per un singolo centro arriva a 1,76 milioni di euro, con un costo per posto che sfiora i 29.000 euro. Questo dato, tuttavia, non include le spese extra come la manutenzione. Nel Cpr di Brindisi, con soli 14 posti disponibili, ogni posto costa oltre 71.500 euro all'anno (quasi 200 euro al giorno). Anche in altre strutture, come quelle a Macomer (Nuoro) e Palazzo San Gervasio (Potenza), i costi per vitto e alloggio del personale di sicurezza superano ampiamente le cifre inizialmente stimate.

Link to Implicazioni e Critiche al "Modello Albania"Implicazioni e Critiche al "Modello Albania"

Nonostante il rapporto sottolinei che i Cpr italiani rappresentano una gestione disorganizzata e fallimentare, questi centri costituiscono oggi un riferimento per i nuovi luoghi di detenzione per migranti in Albania, voluti dal governo Meloni. Coresi denuncia che l'applicazione di questi modelli rischia di replicare all’estero un sistema con gravi implicazioni economiche e umanitarie, accentuando le difficoltà già esistenti nel sistema d'accoglienza.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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