Link to Memoria strategica, tecnologie emergenti e nuove guerre ibride al centro del confronto sull’intelligence nella democrazia che si è tenuto nell'aula del Gruppi Parlamentari della Camera il 17 febbraio. Il Premio è promosso dalla Società italiana di intelligenceMemoria strategica, tecnologie emergenti e nuove guerre ibride al centro del confronto sull’intelligence nella democrazia che si è tenuto nell'aula del Gruppi Parlamentari della Camera il 17 febbraio. Il Premio è promosso dalla Società italiana di intelligence
Nell’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera si è svolta la sesta edizione del Premio Francesco Cossiga promosso dalla Società italiana di intelligence, dedicata alla memoria dell’ammiraglio Fulvio Martini, figura chiave dei Servizi e simbolicamente affiancata alla lezione istituzionale dello stesso Cossiga. Coordinati da Giorgio Rutelli, vicedirettore dell'Adnkronos, gli interventi hanno delineato un’intelligence sempre più centrale nella democrazia tra geopolitica, tecnologia e guerra cognitiva.
Federico Mollicone ha definito la sicurezza nazionale un processo dinamico fondato su visione politica e cultura dell’intelligence, annunciando iniziative formative nelle scuole, collaborazioni con i media e la Medaglia della Camera alla memoria di Martini. Mario Caligiuri ha richiamato l’insegnamento dei “segnali deboli” di Cossiga, sottolineando lo spostamento del conflitto verso la conquista della mente, tra IA, tecnologie digitali e capitale cognitivo. Lorenzo Guerini ha insistito sul rapporto equilibrato tra intelligence e decisore politico, sulla centralità strategica del Mediterraneo e sulla necessità di una strategia nazionale integrata con adeguati controlli democratici.
Il direttore del Dis Vittorio Rizzi ha descritto uno scenario globale segnato da competizione tecnologica, vulnerabilità delle filiere e scontro tra democrazie e autocrazie, indicando sovranità tecnologica e dominio cognitivo — fino alla tutela del libero arbitrio — come nuove frontiere della sicurezza. Nelle conclusioni Gianni Letta ha ricordato Martini come stratega capace di coniugare operatività e visione, in complementarità con la cultura istituzionale di Cossiga. A chiudere, la figlia Adriana Martini ha offerto una lettura umana e metodologica dell’intelligence, paragonandola all’archeologia: arte di raccogliere frammenti, interpretarli e trasformarli in conoscenza.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
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