Freddo estremo negli Usa: cos’è il vortice polare e cosa può accadere in Europa a febbraio

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corinna-pindaro

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Freddo estremo negli Usa: cos’è il vortice polare e cosa può accadere in Europa a febbraio

Freddo estremo negli Usa: cos’è il vortice polare e cosa può accadere in Europa a febbraio

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vortice polareTemperature fino a –30 gradi, prime vittime, migliaia di voli cancellati, città paralizzate da neve e ghiaccio e oltre un milione di persone senza elettricità. Gli Stati Uniti stanno vivendo in queste ore una delle ondate di freddo più intense degli ultimi anni, destinata a durare almeno fino a giovedì e a colpire circa venti Stati, dal Midwest alla East Coast.

Secondo gli esperti si tratta di un evento molto intenso ma relativamente breve, probabilmente legato a un indebolimento del vortice polare, un fenomeno atmosferico che negli ultimi anni è finito sempre più spesso al centro del dibattito scientifico per i suoi possibili legami con la crisi climatica.

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Il vortice polare è un vasto sistema di bassa pressione che staziona in modo semi-permanente sopra il Polo Nord. Funziona come una sorta di “contenitore” dell’aria fredda artica e interagisce sia con la stratosfera (gli strati più alti dell’atmosfera) sia con la troposfera (quella in cui viviamo e dove si sviluppano i fenomeni meteorologici).

In condizioni normali, soprattutto in inverno, il vortice è compatto e mantiene il freddo confinato nelle regioni polari. Ma quando si indebolisce o si allunga, l’aria gelida può scendere verso sud, provocando irruzioni di freddo estremo come quella in corso negli Stati Uniti.

Negli ultimi giorni, spiegano i meteorologi, la massa d’aria artica si è scontrata con un sistema di alta pressione più caldo proveniente dalla California, generando una combinazione esplosiva di neve, pioggia gelata e ghiaccio su vaste aree del Paese.

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Secondo uno studio guidato da Judah Cohen del MIT, il riscaldamento globale potrebbe contribuire a rendere il vortice polare più instabile. L’Artico, infatti, si sta riscaldando a una velocità quattro volte superiore alla media globale. Lo scioglimento dei ghiacci marini – in particolare nei mari di Barents e Kara, a nord della Norvegia – potrebbe alterare gli equilibri atmosferici e favorire vortici più deboli e allungati.

«La frequenza dei vortici polari deboli è in aumento», sostiene Cohen, mentre quelli forti e ben circolari diventano meno comuni.

Non tutti gli scienziati concordano. Alcuni sottolineano che servono serie storiche più lunghe per dimostrare un legame diretto. Come spiega Amy Butler, climatologa della NOAA, «ci sono molti fattori che influenzano l’intensità del vortice: la perdita di ghiaccio può indebolirlo, ma il riscaldamento degli strati superiori dell’atmosfera potrebbe anche rafforzarlo».

Un dato però è condiviso: gli eventi estremi diventano più intensi. E questo è coerente con una atmosfera più calda e più carica di energia.

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Un paradosso solo apparente: negli Stati Uniti le nevicate complessive sono in calo dagli anni Trenta, ma quando arrivano possono essere molto più violente. È un effetto ben noto del cambiamento climatico: meno freddo medio, ma episodi più estremi.

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Il vortice polare può essere disturbato anche in stratosfera attraverso un fenomeno chiamato stratwarming (riscaldamento improvviso della stratosfera). Nella sua forma più intensa, detta major stratwarming, può portare allo split del vortice polare, che si divide in due lobi.

Secondo il Consorzio Lamma, questo processo può favorire irruzioni di aria polare alle medie latitudini, come avvenne nel 1985 o nel 2018 (la “Bestia dall’Est”).

I modelli climatici indicano una possibile probabilità di stratwarming major a inizio febbraio, con inversione dei venti stratosferici e un vortice meno compatto. Non è però garantito che ciò accada, né che il freddo colpisca direttamente il Mediterraneo o l’Italia: molto dipenderà dalla posizione degli anticicloni e dalla circolazione generale dell’atmosfera.(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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