Gender pay gap: in Italia il divario salariale resta, donne pagate in media 2.900 euro in meno

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emilia-morelli

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Gender pay gap: in Italia il divario salariale resta, donne pagate in media 2.900 euro in meno

Gender pay gap: in Italia il divario salariale resta, donne pagate in media 2.900 euro in meno

Link to Il gender pay gap in Europa e in Italia si conferma ancora significativo: nel settore privato le donne guadagnano fino all’8,6% in meno degli uomini. Il report JobPricing-Idem evidenzia squilibri crescenti con l’età e nei ruoli apicaliIl gender pay gap in Europa e in Italia si conferma ancora significativo: nel settore privato le donne guadagnano fino all’8,6% in meno degli uomini. Il report JobPricing-Idem evidenzia squilibri crescenti con l’età e nei ruoli apicali

gender pay gapIl 17 novembre segna l’Equal Pay Day europeo, il giorno in cui, simbolicamente, le donne smettono di essere “pagate” meno rispetto ai colleghi uomini: un modo per rappresentare il 12% di divario retributivo medio nell’Unione. In pratica, quel 12% equivale a circa un mese e mezzo di stipendio non percepito.

La giornata, variabile ogni anno in base ai dati aggiornati sul gender pay gap, serve come campanello d’allarme per ricordare quanto la parità economica tra uomini e donne sia ancora lontana.

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In Italia, l’ultimo rapporto dell’Osservatorio JobPricing realizzato con Idem – Mind The Gap fotografa una situazione leggermente migliore rispetto alla media europea, ma comunque insoddisfacente. Il report, giunto alla sua undicesima edizione, evidenzia progressi minimi e non ancora sufficienti a ridurre in modo strutturale lo squilibrio.

Nel settore privato il divario retributivo medio è pari al 7,2% sulla Retribuzione annua lorda e all’8,6% sul totale della Retribuzione globale annua. La distanza aumenta sensibilmente se si considera la sola parte variabile dello stipendio, dove lo scarto oltrepassa i 27 punti percentuali.

In cifre, le lavoratrici guadagnano in media 2.300 euro in meno di Ral e circa 2.900 euro in meno di Rga rispetto agli uomini. È come se il loro “primo giorno di stipendio” coincidesse con il 27 gennaio, pur lavorando dal 1° gennaio.

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Il gap economico riflette percorsi professionali che deviano sempre più con il passare degli anni. Il divario cresce infatti con l'età e l’anzianità, superando il 12% tra i 55 e i 64 anni. Anche la presenza femminile nei ruoli di maggior responsabilità resta limitata: solo il 19% dei dirigenti è donna, mentre tra i quadri la quota sale al 31%.

Nelle società quotate, le donne occupano il 43,2% dei posti nei consigli di amministrazione, ma la situazione cambia quando si parla di ruoli operativi: solo il 16,9% ha deleghe esecutive e appena il 2,3% ricopre la carica di amministratrice delegata.

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La distanza non è solo economica ma anche percepita. Le donne dichiarano livelli di soddisfazione più bassi rispetto agli uomini su tutte le componenti della retribuzione, con un punteggio medio di 3,6 contro il 4,5 maschile. La sensazione di ingiustizia interna e la mancanza di meritocrazia emergono come i fattori più penalizzanti.

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Secondo Nicole Boccardini, operations manager di Idem – Mind The Gap, il gender pay gap è soltanto il sintomo più visibile di disparità più profonde e radicate: culturali, formative e organizzative. Queste disuguaglianze influenzano l’accesso al lavoro, le opportunità di crescita e il riconoscimento professionale. A ciò si aggiunge il carico familiare, che continua a gravare in misura sproporzionata sulle donne, limitando ulteriormente le loro carriere.

Matteo Gallina, responsabile dell’Osservatorio JobPricing, conferma come l’Italia continui a mantenere una bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro e, allo stesso tempo, una scarsa presenza di donne nei ruoli decisionali. Un retaggio culturale ancora molto radicato.

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In attesa dell’attuazione della direttiva europea sulla trasparenza salariale, il quadro resta critico. Ridurre il gender pay gap non significa solo pareggiare gli stipendi, ma rimuovere gli ostacoli che limitano la piena valorizzazione del talento femminile: un cambiamento che richiede tempo, politiche mirate e una trasformazione culturale profonda.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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