Il caldo scioglie i ghiacciai italiani: allarme sulle Alpi, la fusione accelera

di

Carlo Longo

L'ondata di caldo che sta colpendo l'Italia accelera la fusione dei ghiacciai alpini. Gli esperti lanciano l'allarme: Marmolada, Adamello e molti altri ghiacciai stanno perdendo rapidamente neve e ghiaccio, con conseguenze sulle risorse idriche e sull'ambiente montano

Il caldo scioglie i ghiacciai italiani: allarme sulle Alpi, la fusione accelera

L'ondata di caldo che sta interessando gran parte dell'Italia non sta mettendo in difficoltà soltanto città, agricoltura e sistema sanitario. A pagare un prezzo altissimo sono anche i ghiacciai alpini, che stanno registrando una fusione eccezionalmente rapida a causa delle temperature elevate e della scarsa copertura nevosa accumulata durante l'inverno. Secondo gli esperti, l'attuale situazione rischia di compromettere il bilancio di massa dell'intera stagione estiva, con effetti destinati a protrarsi negli anni.

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Gli specialisti spiegano che il problema non è soltanto il caldo di questi giorni.

L'inverno e la primavera hanno lasciato in molte aree alpine una copertura nevosa inferiore alla media. La neve svolge infatti una funzione fondamentale: riflette i raggi solari e protegge il ghiaccio sottostante. Una volta esaurito questo strato protettivo, il ghiaccio, più scuro, assorbe molta più energia solare e la fusione accelera sensibilmente. È proprio quanto sta accadendo in queste settimane su numerosi ghiacciai italiani.

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Tra i ghiacciai che destano maggiore preoccupazione c'è la Marmolada, simbolo della crisi climatica sulle Dolomiti.

Secondo i monitoraggi più recenti, il ghiacciaio ha già perso oltre l'80% della sua superficie rispetto alla fine dell'Ottocento e continua a ridursi anno dopo anno. Anche il grande ghiacciaio Adamello-Mandrone registra un costante assottigliamento del suo spessore, mentre molti piccoli ghiacciai delle Alpi orientali sono ormai ridotti a frammenti rispetto alle loro dimensioni originarie.

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Gli esperti sottolineano come il mese di luglio si apra in condizioni già molto critiche.

Le temperature elevate registrate tra la fine di giugno e i primi giorni di luglio hanno anticipato di settimane la stagione di fusione. Molti ghiacciai sono entrati nell'estate con poca neve residua e vaste aree di ghiaccio già esposte, aumentando il rischio che i prossimi mesi possano trasformarsi in uno dei periodi più difficili degli ultimi anni.

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La perdita dei ghiacciai non rappresenta soltanto un problema paesaggistico.

Le masse glaciali costituiscono infatti una preziosa riserva d'acqua che alimenta fiumi, laghi e bacini idroelettrici durante l'estate. Una loro progressiva riduzione può avere ripercussioni sulla disponibilità idrica, sull'agricoltura, sulla produzione di energia e sugli ecosistemi alpini, oltre ad aumentare il rischio di frane, crolli e instabilità delle pareti montane.

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Gli studiosi ricordano che episodi simili non sono più eccezioni.

Le estati del 2003, del 2022 e del 2023 avevano già prodotto alcuni dei peggiori bilanci glaciologici mai registrati sulle Alpi. L'attuale ondata di calore si inserisce in una tendenza che vede temperature sempre più elevate e periodi di fusione sempre più lunghi, rendendo difficile per i ghiacciai recuperare durante l'inverno.

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Per conoscere con precisione l'entità delle perdite bisognerà attendere le misurazioni glaciologiche di fine stagione.

Tuttavia, i primi segnali raccolti sul campo indicano già una situazione estremamente delicata. Se il caldo dovesse proseguire anche nelle prossime settimane, il 2026 potrebbe aggiungersi agli anni più critici per la salute dei ghiacciai italiani.

La montagna, insomma, sta lanciando un nuovo segnale d'allarme. Lo scioglimento accelerato dei ghiacciai non è più soltanto una previsione degli scienziati, ma una realtà visibile che rischia di modificare profondamente il paesaggio alpino e gli equilibri ambientali dell'intero Paese.

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