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Dopo un lungo periodo di oblio, il celebre dipinto Il Martirio di Sant’Orsola di Caravaggio rivela nuovi dettagli, emersi grazie a un importante restauro. Questa straordinaria opera, considerata l'ultimo capolavoro del maestro lombardo, è di proprietà di Intesa Sanpaolo ed è solitamente esposta presso le Gallerie d'Italia di Napoli, in via Toledo. Attualmente, il dipinto è in prestito a Palazzo Barberini a Roma, dove sarà visibile fino al 6 luglio 2025 nell’ambito di una grande mostra dedicata all'artista.
Il restauro ha riportato alla luce colori e dettagli originali, ma la vera sorpresa è stata la comparsa di tre nuove figure prima invisibili. Le restauratrici Laura Cibrario e Fabiola Jatta, lavorando presso le Gallerie d'Italia di Napoli, hanno individuato tre teste celate dai segni del tempo. A destra di Attila, il re unno rifiutato da Orsola, è emersa la sagoma di un soldato con elmo, mentre un’altra figura, probabilmente un pellegrino, è stata individuata grazie al suo copricapo. Sopra la testa della santa, inoltre, un elemento prima indistinto si è rivelato essere l'elmo di un armigero con la fessura per gli occhi.
Un'opera tra storia e mistero
Commissionato dal principe Marcantonio Doria, il dipinto venne realizzato da Caravaggio con grande rapidità, poiché l’artista era in procinto di partire per Porto Ercole, sperando di ricevere la grazia per il bando capitale che lo colpiva dopo un duello finito in omicidio. Tuttavia, il viaggio si concluse tragicamente con la sua morte. La tela lasciò lo studio dell’artista ancora fresca e, non essendo asciutta alla consegna, venne esposta al sole, compromettendo la sua conservazione. Dopo vari passaggi ereditari, l'opera giunse alla Banca Commerciale Italiana nel 1972, quando era ancora ritenuta un lavoro di Mattia Preti.
La riscoperta dell’autenticità e il restauro
Solo nel 1980, grazie a una lettera ritrovata nell’archivio Doria D'Angri, venne confermata la paternità del dipinto. Il documento, datato primo maggio 1610 e scritto da Lanfranco Massa per Marcantonio Doria, menzionava chiaramente la necessità di far asciugare la vernice, citando direttamente Caravaggio. Dopo secoli di interventi, ridipinture e alterazioni, nel 2003-2004 l'Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma ha riportato il dipinto alla sua forma originale, restituendo l'equilibrio cromatico e la chiarezza iconografica desiderata dall’artista.
Un ritorno in grande stile
Con il recente restauro, l'opera è stata dotata di una nuova cornice secentesca adattata a un climaframe, un sistema di protezione avanzato per garantirne la migliore conservazione. "Avere in collezione l’ultimo dipinto di Caravaggio comporta una grande responsabilità, che impone il coinvolgimento dei migliori esperti e studiosi", spiega Michele Coppola, executive director Arte Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo. Grazie a questi interventi, il pubblico può ora ammirare il dipinto in una veste rinnovata e più fedele all’intenzione originaria del maestro.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
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