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Link to Il gruppo guidato da Carlo Messina chiude i primi tre mesi dell’anno con un utile netto di 2,8 miliardi di euro, in crescita del 5,6%, e conferma l’obiettivo di circa 10 miliardi per l’intero esercizio. Forte la remunerazione agli azionisti, stimata in 9,4 miliardi, mentre il piano industriale punta su tecnologia, efficienza operativa e solidità patrimoniale. Sul risiko Generali, Messina esclude un coinvolgimento diretto: i vincoli Antitrust limitano le possibilità di operazioni bancarie o assicurative per Intesa SanpaoloIl gruppo guidato da Carlo Messina chiude i primi tre mesi dell’anno con un utile netto di 2,8 miliardi di euro, in crescita del 5,6%, e conferma l’obiettivo di circa 10 miliardi per l’intero esercizio. Forte la remunerazione agli azionisti, stimata in 9,4 miliardi, mentre il piano industriale punta su tecnologia, efficienza operativa e solidità patrimoniale. Sul risiko Generali, Messina esclude un coinvolgimento diretto: i vincoli Antitrust limitano le possibilità di operazioni bancarie o assicurative per Intesa Sanpaolo
di Ennio Bassi
Intesa Sanpaolo inaugura il percorso verso il nuovo piano d’impresa al 2029 partendo da una posizione di forza. Il primo trimestre dell’anno si è chiuso con il miglior risultato trimestrale di sempre per il gruppo, che ha registrato un utile netto pari a 2,8 miliardi di euro, in aumento del 5,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Una performance che consente alla banca di confermare il target di circa 10 miliardi di utile netto per l’intero esercizio e di presentarsi al mercato con una traiettoria di crescita ritenuta solida dal management.
Nel corso della call con gli analisti, il consigliere delegato Carlo Messina ha scelto di mantenere un approccio prudente sulle previsioni, pur rivendicando la qualità dei risultati conseguiti. «Mi è stato suggerito di valutare se cambiare l’outlook, ma non è nostra abitudine modificare le previsioni nel primo trimestre di qualunque anno. Non è il modo corretto di gestire un’organizzazione», ha spiegato il Ceo, sottolineando come la banca sia comunque «sulla buona strada» per raggiungere tutti gli obiettivi fissati.
Il tema della remunerazione degli azionisti resta centrale nella strategia del gruppo. Secondo Messina, Intesa Sanpaolo garantirà anche quest’anno una delle distribuzioni più elevate nel panorama bancario europeo, con circa 9,4 miliardi di euro complessivamente restituiti ai soci. Di questi, 7,5 miliardi saranno corrisposti in forma cash. Già nel primo trimestre sono maturati 2,1 miliardi di euro, una quota significativa dei quali, pari al 35%, è destinata a famiglie italiane e Fondazioni azioniste. Un elemento che, nelle parole del management, conferma il ruolo della banca non solo come generatore di valore finanziario, ma anche come attore rilevante per il sistema economico e sociale del Paese.
Colpito dal recente lutto per la scomparsa della madre, Maria Leonetti Messina, il ceo ha lasciato ampio spazio al direttore finanziario Luca Bocca, limitandosi a evidenziare alcuni assi portanti del nuovo piano. Messina ha definito il piano industriale «solido e privo di rischi esecutivi», costruito con l’obiettivo di raggiungere un Roe sostenibile del 20%. La strategia poggia in particolare sulla crescita delle commissioni, sul rafforzamento del wealth management & protection e su un ulteriore sviluppo tecnologico, considerato decisivo per migliorare efficienza, produttività e qualità del servizio.
Sul fronte dell’economia reale, Intesa Sanpaolo rivendica il proprio sostegno a famiglie e imprese. Nei primi tre mesi dell’anno le erogazioni in Italia hanno raggiunto i 13 miliardi di euro, mentre a livello di gruppo il dato complessivo sale a 22 miliardi. La banca sottolinea inoltre l’impegno nelle iniziative di coesione sociale: al 31 marzo sono stati destinati 1,1 miliardi di euro a interventi per il contrasto alla povertà e la riduzione delle disuguaglianze. Parallelamente, prosegue il sostegno alla transizione sostenibile, con 4,2 miliardi già erogati nello stesso periodo.
I risultati trimestrali mostrano anche un elevato livello di efficienza operativa. Il cost/income ratio si attesta al 35,9%, confermando la capacità del gruppo di contenere i costi pur in un contesto caratterizzato da investimenti in tecnologia, trasformazione digitale e sviluppo dei servizi a maggiore valore aggiunto. Per l’esercizio in corso, il management lascia intendere che proprio la dinamica dei costi potrebbe riservare sorprese positive, rafforzando ulteriormente la redditività.
Resta robusta anche la generazione di capitale. Il CET1 ratio si colloca al 13%, un livello che conferma, secondo la banca, la solidità patrimoniale e la capacità di sostenere simultaneamente crescita, distribuzione agli azionisti e investimenti strategici. In un settore bancario europeo ancora attraversato da pressioni regolamentari, competizione sui margini e trasformazioni tecnologiche, Intesa Sanpaolo punta dunque a distinguersi attraverso stabilità dei risultati e prevedibilità dell’esecuzione.
Un passaggio rilevante della call ha riguardato infine il risiko finanziario e le possibili implicazioni per Generali. Messina ha escluso un coinvolgimento diretto di Intesa Sanpaolo in operazioni straordinarie, ricordando che il gruppo ha già un modello di business fortemente orientato al wealth management & protection e una quota di mercato in Italia tale da rendere complessa qualsiasi operazione sia nel settore bancario sia in quello assicurativo. Il nodo, ha spiegato, è soprattutto Antitrust.
Riferendosi alla compagine del Leone, il Ceo ha osservato che, oggi come negli ultimi due anni, alcuni azionisti — tra cui Delfin, UniCredit e Caltagirone — hanno mantenuto un orientamento critico nei confronti dell’attuale management, pur con variazioni nelle rispettive quote. Si tratta, secondo Messina, di una questione che deve essere affrontata da soggetti diversi da Intesa Sanpaolo.
Il messaggio al mercato appare quindi chiaro: il gruppo non intende deviare dalla propria traiettoria industriale. La priorità resta l’esecuzione del piano al 2029, con un equilibrio tra redditività, capitale, remunerazione degli azionisti e ruolo sociale. In un contesto in cui molte banche europee guardano a nuove aggregazioni, Intesa Sanpaolo sembra invece puntare sulla forza del proprio modello integrato, sulla crescita organica e sulla capacità di generare valore in modo ricorrente.
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