La Chigiana, laboratorio di futuro tra tradizione innovazione. La visione di Nicola Sani

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La Chigiana, laboratorio di futuro tra tradizione innovazione. La visione di Nicola Sani

La Chigiana, laboratorio di futuro tra tradizione innovazione. La visione di Nicola Sani

Link to Al Corriere della Sera il direttore artistico ha raccontato come dopo la crisi di Montepaschi si sia reso necessario ridisegnarne l'identità. Una sfida vinta come dimostrano oggi il Festival che accoglie  oltre 70 mila spettatori e la Summer Academy , che forma ogni anno 400 giovani musicisti, scelti tra centinaia di candidati da tutto il mondoAl Corriere della Sera il direttore artistico ha raccontato come dopo la crisi di Montepaschi si sia reso necessario ridisegnarne l'identità. Una sfida vinta come dimostrano oggi il Festival che accoglie  oltre 70 mila spettatori e la Summer Academy , che forma ogni anno 400 giovani musicisti, scelti tra centinaia di candidati da tutto il mondo

Nel cuore di Siena, dove la storia si intreccia con la bellezza e l’arte si respira insieme al silenzio delle pietre antiche, vive oggi una delle più luminose avventure musicali del nostro tempo. Il Chigiana International Festival & Summer Academy, riconosciuto tra i vertici europei dell’alta formazione musicale, non è soltanto una rassegna di prestigio: è un’idea di futuro, un progetto culturale complesso e coerente, che porta la firma appassionata e visionaria del suo direttore artistico, Nicola Sani.

Come ha raccontato il Corriere della Sera, è grazie a lui se la Chigiana ha saputo trasformare un momento di profonda crisi in una straordinaria occasione di rinascita. Nel 2014, quando Sani ne assume la direzione, l’Accademia – fondata nel 1932 dal conte Guido Chigi Saracini e per decenni sostenuta dal Montepasqui – rischiava di spegnersi insieme al tracollo del suo storico mecenate. Ma dove altri avrebbero visto un tramonto, Sani ha intravisto l’alba di una nuova stagione.

«Serviva ripensare tutto – ha confidato al Corriere –. Trovare nuove fondamenta non solo economiche, ma anche artistiche e ideali». E così è stato. Con pazienza strategica e intuizione rara, ha ridisegnato l’identità della Chigiana, fondendo la rigorosa tradizione accademica con l’audacia dell’innovazione. Ha fatto della musica non solo un atto performativo, ma una forma di pensiero, un gesto civile, un’esperienza di comunità.

Il Festival oggi accoglie più di 70.000 spettatori – erano appena 6.500 all’inizio della sua direzione – e si estende ben oltre i confini di Siena, toccando con la sua presenza diffusa i luoghi più suggestivi della Toscana: da Pienza a San Galgano, dalle Crete senesi alle cantine del Chianti, dove le armonie si mescolano ai profumi della terra.

Ma il cuore pulsante resta l’Accademia, dove ogni estate si formano 400 giovani musicisti, scelti tra centinaia di candidati da tutto il mondo. Studiano con i grandi maestri, e spesso è proprio nelle aule della Chigiana che nascono i programmi del Festival. È qui che prende forma, ad esempio, l’esecuzione del Quatuor pour la fin du temps di Messiaen, con Ilya Gringolts, Anton Gerzenberg, Alessandro Carbonare e Clive Greensmith.

A testimonianza di una vocazione che intreccia epoche, linguaggi e orizzonti estetici – fondendo con naturalezza la tradizione e l’avanguardia – anche il cartellone dell’undicesima edizione del Chigiana International Festival & Summer Academy, intitolata “Dérive” in riferimento a Pierre Boulez, si dispiega come un ampio tessuto sinfonico. Dalle Danze ungheresi di Brahms interpretate da Lilya Zilberstein e Anton Gerzenberg alle Sonate di Bach e Brahms con Ilya Gringolts, fino a uno dei momenti più intensi della stagione: il percorso dedicato al grande compositore francese nel centenario della nascita. Una scelta tutt’altro che celebrativa o formale: Boulez, figura liminale e luminosa del pensiero musicale del Novecento, seppe tenere insieme rigore analitico e tensione utopica, costruzione razionale e visione poetica.

Questa attitudine di continua esplorazione e ampliamento si riflette anche nell’offerta formativa della Summer Academy, che oggi conta ben 33 corsi, spaziando dalla musica classica alle più avanzate sperimentazioni elettroniche. In questa capacità di trasformare ogni nucleo sonoro in un laboratorio in divenire si riflette, con misura e coerenza, anche l'approccio  intellettuale e progettuale di  Sani, per il quale la musica è sempre anche un atto di pensiero.

«La musica di oggi non esiste senza il confronto con il passato – osserva –. Ma non per nostalgia: per trasformazione». Ed è proprio in questa capacità di fare del tempo un materiale vivo che risiede l’eleganza più autentica del progetto Chigiana: la Giuditta di Scarlatti accostata alla Medusa di Yann Robin, La voix humaine di Poulenc che si specchia nel Prigioniero di Dallapiccola, le prime assolute di Matteo D’Amico e Filippo Perocco dialogano con Palestrina e Arvo Pärt.

Un capitolo a parte merita la coralità sacra, che risuona potente tra le navate di San Galgano e gli spazi spirituali di Pienza, con il Coro “Guido Chigi Saracini” impegnato in un repertorio che va da Ildegarda di Bingen a Stravinskij.

E infine, simbolo della nuova stagione, il Concerto per l’Italia in Piazza del Campo: nato dopo la pandemia come risposta al distanziamento, oggi è l’evento che rappresenta il volto pubblico, inclusivo e ispirato del Festival. Trasformato da evento estivo a esperienza collettiva, è trasmesso dalla Rai e seguito da migliaia di spettatori in tutta Italia.

La Chigiana, sotto la direzione di Sani, è oggi molto più di un’accademia musicale: è un organismo vivente, un laboratorio di senso, una piattaforma per la creazione e la riflessione. E lui, con discrezione e fermezza, ne è il custode e il regista. La sua figura si impone con la sobrietà delle personalità autentiche: non occupa la scena, la crea.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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