Link to Sentenza storica: le piattaforme online dovranno cancellare i contenuti illegali anche al di fuori dei confini europei.Sentenza storica: le piattaforme online dovranno cancellare i contenuti illegali anche al di fuori dei confini europei.
Con una sentenza di grande impatto, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che le piattaforme digitali devono rimuovere i contenuti illeciti non solo nei Paesi dell’Unione, ma anche in ogni parte del mondo dove siano accessibili. Si tratta di un'importante estensione territoriale dell’obbligo di moderazione, destinata a ridefinire il ruolo e le responsabilità delle big tech.
La pronuncia nasce da un caso avviato in Austria, dove una figura pubblica aveva chiesto la rimozione globale di un post diffamatorio pubblicato su Facebook. La piattaforma, pur riconoscendo l’illiceità del contenuto, si era limitata a bloccarne la visualizzazione nei Paesi UE, rendendolo però ancora disponibile in altri Stati.
I giudici europei hanno ribaltato questo approccio, affermando che una volta accertata la natura illegale di un contenuto, la sua rimozione deve essere completa e non geograficamente limitata. Diversamente, la violazione del diritto continuerebbe a produrre effetti in rete, alimentando fenomeni come la diffamazione, l’hate speech o la disinformazione.
Il principio sancito dalla Corte rafforza i meccanismi di tutela previsti dal Digital Services Act, che entrerà pienamente in vigore nel 2025. In particolare, viene confermato che le grandi piattaforme digitali (come Meta, X, YouTube e TikTok) devono garantire la rimozione proattiva e tempestiva dei contenuti dichiarati illeciti da una decisione giudiziaria.
Dal punto di vista tecnico, la sentenza non impone un controllo preventivo generalizzato, ma vincola le piattaforme ad agire efficacemente una volta notificata la decisione del giudice. Non sarà quindi sufficiente oscurare il contenuto solo in Europa: la misura dovrà valere ovunque, salvo casi in cui essa violi norme fondamentali del diritto del Paese terzo.
I colossi del web hanno espresso preoccupazione, parlando di un precedente che potrebbe “frammentare il principio della neutralità della rete” e comportare censure extraterritoriali. Tuttavia, la Corte ha precisato che ogni decisione dovrà sempre basarsi su una verifica giurisdizionale e non su scelte arbitrarie dell’utente o della piattaforma.
Gli esperti di diritto internazionale riconoscono nella pronuncia un equilibrio tra la protezione dei diritti individuali e la libertà di espressione. In particolare, si afferma che i diritti delle vittime di contenuti lesivi non debbano essere limitati dalla natura transnazionale del web.
Le reazioni nel mondo politico europeo sono state positive. Il Commissario europeo per il Mercato interno, Thierry Breton, ha commentato: “La sentenza conferma che Internet non è uno spazio senza legge. Le piattaforme devono rispettare le decisioni giudiziarie, ovunque si trovino gli utenti.”
In Italia, il Garante per la protezione dei dati personali ha accolto favorevolmente la sentenza, ricordando che la giurisprudenza europea sta colmando il vuoto normativo lasciato dai ritardi della regolamentazione internazionale. “Il diritto all’oblio e alla rettifica non possono fermarsi ai confini nazionali”, ha dichiarato l’autorità.
Questa decisione si inserisce in un più ampio processo di responsabilizzazione delle piattaforme online, già avviato con il Digital Markets Act e rafforzato dai recenti obblighi imposti dall’Unione Europea. Le big tech dovranno ora rivedere le loro policy di moderazione globale per evitare sanzioni milionarie e danni reputazionali.
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