Link to Il progetto di legge è intitolato “Disposizioni per la tutela della lingua italiana, rispetto alle differenze di genere” e prevede il divieto dell’uso del genere femminile per neologismi applicati ai titoli istituzionali, gradi militari, titoli professionali, onorificenze e incarichi legaliIl progetto di legge è intitolato “Disposizioni per la tutela della lingua italiana, rispetto alle differenze di genere” e prevede il divieto dell’uso del genere femminile per neologismi applicati ai titoli istituzionali, gradi militari, titoli professionali, onorificenze e incarichi legali
La Lega di Matteo Salvini ha avanzato una proposta di legge per proibire l’uso del femminile nei titoli professionali e istituzionali negli atti pubblici. Questa iniziativa, presentata dal senatore leghista toscano Manfredi Potente, mira – a suo parere- a “preservare l’integrità della lingua italiana” e a evitare la modifica dei titoli pubblici per adattarli alle diverse sensibilità del tempo. La legge vieterebbe l’uso di termini come “sindaca”, “questora”, “avvocatessa” e “rettrice” in documenti e atti emanati da enti pubblici o finanziati con fondi pubblici. Chi non rispetterà questa norma potrebbe essere multato fino a 5000 euro.
Il progetto di legge è intitolato “Disposizioni per la tutela della lingua italiana, rispetto alle differenze di genere” e prevede il divieto dell’uso del genere femminile per neologismi applicati ai titoli istituzionali, gradi militari, titoli professionali, onorificenze e incarichi legali. Inoltre, vieta il ricorso discrezionale al femminile, ammettendo solo l’uso della doppia forma o del maschile universale inteso in senso neutro. Sono previste sanzioni pecuniarie da 1000 a 5000 euro per chi viola questi obblighi.
La proposta ha sollevato forti reazioni, specialmente tra le opposizioni e i sostenitori della parità di genere. Luana Zanella dell’Alleanza Verdi e Sinistra ha definito la proposta come “misoginia leghista senza confini” e l’ha considerata ridicola e contraria alle raccomandazioni dell’Accademia della Crusca. Cristina Tajani del Partito Democratico ha ironizzato sulla proposta su X (ex Twitter), suggerendo che Potente potrebbe anche voler multare i fedeli che recitano il “Salve Regina”, facendo notare l’assurdità della legge.
La premessa del disegno di legge menziona il caso dell’università di Trento che ha introdotto l’uso del “femminile sovraesteso” per le cariche e i riferimenti di genere. Il senatore Potente ha citato il linguista Luca Serianni e l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per sostenere la sua tesi, affermando che l’eccessiva personalizzazione dei titoli pubblici non è rispettosa delle istituzioni e potrebbe rendere impugnabili le decisioni prese da figure femminili se il titolo non è previsto dall’ordinamento.
La proposta della Lega ha provocato un acceso dibattito sull’importanza del linguaggio nella rappresentazione di genere e sul bilanciamento tra tradizione linguistica e modernità. Mentre la Lega sostiene la necessità di preservare la lingua italiana e l’uniformità nei titoli professionali, le critiche sottolineano il rischio di minare i progressi fatti verso la parità di genere e l’inclusività.
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