Omicidio Piersanti Mattarella: sono stati i boss Madonia e Lucchese

di

Emilia Morelli
Omicidio Piersanti Mattarella: sono stati i boss Madonia e Lucchese

Link to Come rivelato da diverse fonti investigative, la procura di Palermo ha ricostruito pazientemente i tasselli di questo intricato casoCome rivelato da diverse fonti investigative, la procura di Palermo ha ricostruito pazientemente i tasselli di questo intricato caso

piersanti mattarellaA distanza quarantacinque anni dall’omicidio di Piersanti Mattarella, il governatore siciliano impegnato a riformare l’isola e la politica, la giustizia dà finalmente un nome al suo assassino: fu Antonino Madonia, boss mafioso di spicco, a premere il grilletto di una pistola calibro 38 contro il presidente regionale. Piersanti, fratello dell’attuale Presidente della Repubblica, fu ucciso per il suo coraggioso tentativo di smantellare una rete di potere composta da mafia, politici corrotti e imprenditori compiacenti.

Anche il complice alla guida della Fiat 127 utilizzata per la fuga ha ora un’identità certa: Giuseppe Lucchese, un altro fedelissimo dei Corleonesi. Entrambi i killer, scelti dalla Cupola di Cosa Nostra per portare a termine il delitto, furono incaricati di fermare un leader politico che rappresentava una minaccia concreta al sistema mafioso.

 

 

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Come rivelato da diverse fonti investigative, la procura di Palermo ha ricostruito pazientemente i tasselli di questo intricato caso. Il lavoro, iniziato sei anni fa, ha coinvolto magistrati e investigatori di diverse forze di polizia, impegnati a rianalizzare le prove raccolte dal giorno dell’omicidio, il 6 gennaio 1980. Decine di pentiti sono stati nuovamente interrogati, portando all’iscrizione nel registro degli indagati di Antonino Madonia e Giuseppe Lucchese, all’epoca giovani sicari rispettivamente di 28 e 22 anni.

Contrariamente a quanto ipotizzato dal giudice Giovanni Falcone, che inizialmente sospettò i membri del gruppo neofascista Nar Giusva Fioravanti e Gilberto Cavallini, i due esponenti dell’eversione nera sono stati assolti in tutti i gradi di giudizio. Oggi l’attenzione si concentra sui due boss mafiosi, entrambi già detenuti da decenni con condanne all’ergastolo per altri crimini, tra cui l’assassinio del prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa nel 1982.

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Nonostante la conferma del suo ruolo nell’omicidio Mattarella, Antonino Madonia resta una figura enigmatica. Già negli anni Settanta, Madonia era emerso come un personaggio inquietante: nel 1971, insieme al padre Francesco, fu arrestato per il possesso di 400 candelotti di dinamite, trovati in una proprietà alla periferia occidentale di Palermo. Questi esplosivi erano dello stesso tipo usato in una serie di attentati contro uffici pubblici nella notte di Capodanno del 1970.

Le indagini dell’epoca suggerirono che i Madonia potessero essere stati il braccio operativo di una strategia eversiva legata alla destra estremista, un’ipotesi rafforzata anni dopo dalle intercettazioni di Totò Riina. In carcere, Riina insinuò che i Madonia avessero avuto contatti con i servizi segreti, alimentando ulteriori ombre sulla natura della loro attività.

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Uno degli elementi centrali nell’indagine riguarda un guanto di pelle ritrovato all’interno della Fiat 127 abbandonata poco lontano dal luogo dell’omicidio, in via De Cristofari. Il proprietario dell’auto, rubata il giorno prima, dichiarò che l’oggetto non gli apparteneva. Il guanto, che avrebbe potuto contenere tracce utili per un’analisi del DNA, è misteriosamente scomparso dall’archivio dei reperti.

Questo dettaglio, unito al rapporto iniziale della polizia e dei carabinieri, fa emergere l’ipotesi di un depistaggio orchestrato per allontanare i sospetti dai veri colpevoli. In quegli anni, le autorità seguirono piste improbabili, come quella di un sicario legato all’estrema sinistra, basandosi su informazioni fornite dall’ex sindaco mafioso Vito Ciancimino. Si trattava di una manovra ben orchestrata per confondere le indagini, sollevando interrogativi sui rapporti tra Cosa Nostra e settori deviati delle istituzioni.

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Nonostante i tentativi di cancellare la sua figura, Piersanti Mattarella resta un simbolo di integrità e coraggio nella politica siciliana. Le sue idee di rinnovamento e la sua lotta contro la corruzione e il sistema mafioso continuano a essere un esempio per chi aspira a una politica basata su legalità e giustizia. Ma la sua morte e i misteri che ancora circondano il caso sono un monito: il prezzo da pagare per chi sfida le mafie può essere altissimo, ma la memoria di chi ha combattuto non si spegne.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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