Link to Ad Asti una grande mostra ripercorre l’opera pittorica di Paolo Conte. Tra memoria, jazz, guerra e poesia, il cantautore racconta una vita sospesa tra musica, silenzi e immaginiAd Asti una grande mostra ripercorre l’opera pittorica di Paolo Conte. Tra memoria, jazz, guerra e poesia, il cantautore racconta una vita sospesa tra musica, silenzi e immagini
Avvocato per formazione, musicista per vocazione, pittore per necessità interiore, Conte ha sempre abitato un territorio laterale rispetto alle etichette. Non ha maiLink to La pittura come spazio di libertàLa pittura come spazio di libertà
Ad Asti, negli spazi di Palazzo Mazzetti, una grande esposizione raccoglie oltre centotrenta opere realizzate da Conte tra la fine degli anni Cinquanta e il 2023. Danzatori, musicisti, pugili, cavalli, piscine e automobili popolano tele che raccontano un mondo riconoscibile ma mai autobiografico in senso stretto.Per Conte, musica e pittura non hanno mai vissuto in competizione. La prima è diventata un mestiere, la seconda è rimasta un piacere intatto, un territorio non contaminato dalle aspettative. Se la musica ha richiesto disciplina e lavoro, la pittura ha conservato la leggerezza del gesto libero, dell’atto non finalizzato.
Link to L’infanzia segnata dalla guerraL’infanzia segnata dalla guerra
Nato ad Asti nel 1937, Conte porta con sé un’infanzia attraversata dal rumore sordo della guerra. Più che suoni, ricorda odori e immagini: notizie terribili, scene viste da bambino che si sono depositate nella memoria come dettagli impossibili da cancellare. Episodi di violenza osservati per caso, gesti inspiegabili, assurdità che solo il tempo permette di raccontare, ma non di comprendere del tutto.Quella stagione ha lasciato un’impronta profonda, fatta di frammenti: mani osservate con stupore, sguardi, silenzi. È nei particolari, sostiene Conte, che la memoria resiste davvero.
Link to Asti e il carattere della provinciaAsti e il carattere della provincia
La città natale ha inciso fortemente sul suo modo di essere artista. Asti, con la sua anima agricola e riservata, ha sempre coltivato una distanza dal resto del mondo. Un luogo dove la prudenza economica si mescola a un carattere duro, essenziale, poco incline alla poesia ma capace di tragedie profonde.In questo contesto, il jazz ha rappresentato una scelta quasi temeraria. Una musica amata da pochi, praticata spesso in condizioni difficili, lontana da ogni garanzia di successo. Una passione che Conte ha condiviso con altri musicisti di talento, accomunati da un’ostinazione che non prometteva ricompense immediate.
Link to Le donne, le canzoni e l’amarezzaLe donne, le canzoni e l’amarezza
L’universo femminile attraversa molte delle sue canzoni, senza mai diventare consolatorio. Nei primi brani si avverte un’amarezza antica, un retrogusto ironico e talvolta crudele, che non cerca giustificazioni. Conte non si è mai imposto limiti espressivi: scrivere, per lui, significa lasciar emergere ciò che c’è, senza calcolare l’effetto.Anche nei momenti di difficoltà creativa, come quando le parole sembravano non arrivare, ha preferito affidarsi al caso, all’ironia, persino agli incidenti. La scrittura, dice, arriva quando è pronta, non quando la si forza.
Link to Tra avvocatura e musicaTra avvocatura e musica
Prima di dedicarsi completamente all’arte, Conte ha esercitato la professione forense. Un’esperienza che ha lasciato tracce profonde nel suo sguardo sugli esseri umani, soprattutto su chi cade, fallisce, perde. Da curatore fallimentare a cantautore delle sconfitte eleganti, il passo non è stato così lungo.Anche il mondo degli avvocati, con le sue ritualità e i suoi eccessi, è entrato nelle sue canzoni, trasformato in teatro dell’assurdo, talvolta grottesco, talvolta sorprendentemente tenero.
Link to Il successo inatteso e la FranciaIl successo inatteso e la Francia
Il riconoscimento internazionale è arrivato quasi per caso, soprattutto in Francia, a metà degli anni Ottanta. Conte non lo cercava e non lo inseguiva. Quando è arrivato, lo ha accolto con una certa riluttanza, accettando di mettersi in viaggio solo dopo aver fatto pace con l’idea di esporsi.I primi tour, i concerti, gli imprevisti vissuti con ironia hanno costruito un rapporto speciale con il pubblico francese, affascinato dalla sua autoironia e dalla difficoltà di incasellarlo in una definizione precisa.
Link to Il tempo che passa e il ritorno alla pitturaIl tempo che passa e il ritorno alla pittura
Oggi Conte guarda con distacco l’attualità, che sente estranea e persino oppressiva. La musica, negli ultimi anni, sembra aver preso le distanze da lui, lasciandolo in una pausa lunga e silenziosa. Non c’è però rassegnazione: piuttosto l’attesa paziente di un ritorno del desiderio.La pittura, intanto, resta una presenza vitale. La mostra di Asti rappresenta una conferma: un modo per sentirsi ancora “in battaglia”, senza dover dimostrare nulla. Tra musica, immagini e misteri irrisolti, Paolo Conte continua a muoversi in quello spazio grigio e affascinante che da sempre è la sua cifra più autentica.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
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