Papa Francesco: "La guerra è sempre una sconfitta"

di

Carlo Longo
Papa Francesco: "La guerra è sempre una sconfitta"

Link to Nel frattempo, tiene banco la polemica sul presepe esposto in Aula Paolo VI, donato dalla Palestina e inaugurato da Papa Francesco, che ha suscitato un acceso dibattito per un dettaglio inatteso: una kefiah posata sulla mangiatoia del BambinelloNel frattempo, tiene banco la polemica sul presepe esposto in Aula Paolo VI, donato dalla Palestina e inaugurato da Papa Francesco, che ha suscitato un acceso dibattito per un dettaglio inatteso: una kefiah posata sulla mangiatoia del Bambinello

papa francescoDurante l’udienza generale del 11 dicembre 2024, Papa Francesco ha espresso il suo profondo desiderio per una pace duratura in diverse aree del mondo afflitte da conflitti. In particolare, ha auspicato "una soluzione politica" per la Siria, in grado di garantire "stabilità e unità" al Paese, vittima di anni di guerra.

Riferendosi alla situazione in Ucraina, il pontefice ha dichiarato di pensare spesso alla "martoriata Ucraina", esortando i fedeli a pregare per una soluzione che ponga fine alle sofferenze. Ha esteso i suoi pensieri anche alla Palestina, Israele e Myanmar, altre zone in cui la violenza continua a mietere vittime e alimentare divisioni.

Con un messaggio di forte valore morale, il Papa ha ribadito che "la guerra è sempre una sconfitta", un invito chiaro a riflettere sull'urgenza di percorsi diplomatici per risolvere le crisi globali e promuovere la pace tra le nazioni.

Link to Il presepe inaugurato da Papa Francesco e la controversia sulla kefiahIl presepe inaugurato da Papa Francesco e la controversia sulla kefiah

Nel frattempo, tiene banco la polemica sul presepe esposto in Aula Paolo VI, donato dalla Palestina e inaugurato da Papa Francesco, che ha suscitato un acceso dibattito per un dettaglio inatteso: una kefiah posata sulla mangiatoia del Bambinello. Questo tradizionale copricapo palestinese, aggiunto all’ultimo momento dall’artista che ha realizzato la composizione, ha provocato proteste e accuse di natura politica e religiosa. La Sala Stampa Vaticana ha precisato che la kefiah è stata rimossa, insieme alla statua del Bambinello, che tornerà a occupare il suo posto nella notte tra il 24 e il 25 dicembre, seguendo la tradizione.

Link to Le reazioni criticheLe reazioni critiche

L’episodio ha sollevato reazioni contrastanti, con alcune critiche particolarmente accese provenienti da ambienti israeliani. Funzionari dello Stato di Israele hanno accusato la Santa Sede di negare le origini ebraiche di Gesù, attribuendo alla scelta artistica una valenza divisiva. Anche il rabbino capo di Genova, Giuseppe Momigliano, intervenendo su Moked – portale dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane – ha espresso il suo disappunto. Momigliano ha evidenziato come l’aggiunta della kefiah non contribuisca al dialogo interreligioso, anzi, rischi di alimentare tensioni e sentimenti antisemiti.

Link to Il significato dell’opera secondo il curatoreIl significato dell’opera secondo il curatore

Dal canto suo, Taisir Hasbun, curatore dell’installazione, ha spiegato a Vatican News il significato simbolico del presepe e l’importanza della sua esposizione in Vaticano. Per Hasbun, la presenza del presepe rappresenta una rara opportunità per i cittadini di Betlemme di esprimere la propria voce in un contesto internazionale, soprattutto considerando le difficoltà della situazione attuale nella regione. Ha sottolineato come l’opera non sia un atto divisivo, ma piuttosto un messaggio di partecipazione e condivisione rivolto ai numerosi visitatori dell’Aula Paolo VI.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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