Link to Polemiche, frecciate e duetti tra nostalgia e spettacolo. Padri e figli, le critiche di Alessandro Gassman a Gianni MorandiPolemiche, frecciate e duetti tra nostalgia e spettacolo. Padri e figli, le critiche di Alessandro Gassman a Gianni Morandi
La serata delle cover e dei duetti del Festival di Sanremo 2026, tradizionalmente la più spettacolare e imprevedibile della manifestazione, si è trasformata in un mix di musica, polemiche e sorprese. A vincere è stata Ditonellapiaga, trascinata però soprattutto dall’energia del suo ospite TonyPitony, vera rivelazione della serata e ormai candidato a diventare il nuovo fenomeno pop della scena italiana.La classifica finale ha premiato il duetto su The Lady is a Tramp, ma la sensazione condivisa in sala stampa è stata chiara: più che la concorrente in gara, a conquistare pubblico e critica è stato TonyPitony. Performer ironico e imprevedibile, erede ideale della tradizione demenziale colta italiana, ha dominato il palco con sicurezza e carisma, trasformando l’esibizione in uno dei momenti più memorabili del Festival.Storicamente, la vittoria nella serata cover ha spesso anticipato il successo finale: resta da capire se accadrà anche quest’anno.
La quarta serata non è stata solo musica. A far discutere è stato lo scontro a distanza tra famiglie artistiche: mentre Leo Gassmann si esibiva, suo padre Alessandro ha criticato Gianni Morandi per aver duettato con il figlio Tredici Pietro, accusandolo di favoritismi. Non meno pungente Gianluca Grignani che, ospite di Luché, ha lanciato una frecciata a Laura Pausini dal palco: «C’è anche il numero di Laura nei fiori così la posso chiamare?», riferimento alle recenti polemiche che hanno coinvolto la cantante, co-conduttrice della serata insieme a Carlo Conti e Bianca Balti.A far discutere anche il mancato primo piano televisivo sul bacio tra Levante e Gaia durante la loro esibizione, episodio che sui social è stato interpretato da alcuni come una censura.
La serata ha alternato nostalgia, omaggi e sperimentazioni: Arisa ha conquistato con una intensa versione di Quello che le donne non dicono; Nayt ha superato con sorprendente maturità la prova di Fabrizio De André insieme a Joan Thiele; Ermal Meta ha convinto con un’esibizione raffinata accompagnato al piano da Dardust;Tommaso Paradiso, con gli Stadio, ha reso omaggio a Lucio Dalla con una delle interpretazioni più riuscite.Molto apprezzato anche il trio Colombre–Maria Antonietta–Brunori Sas, autore di una delle performance più eleganti della serata.
Energia pura invece con Tullio De Piscopo, che a ottant’anni ha infiammato l’Ariston con Andamento lento, mentre Serena Brancale ha confermato la sua potenza vocale, sfruttando al meglio la serata delle cover.Spazio anche alla leggerezza: J-Ax ha celebrato la “milanesità” tra memoria e contemporaneità, Fulminacci ha scelto l’ironia per omaggiare Mina insieme a Francesca Fagnani, mentre le Bambole di Pezza hanno trascinato Cristina D’Avena in una sorprendente versione quasi punk di Occhi di Gatto.Meno convincenti alcune prove, tra cui quella di Renga e il duetto urlato di Eddie Brock con Fabrizio Moro.
La serata è stata aperta da Laura Pausini con un medley dei suoi successi, mentre Alessandro Siani, annunciato come misterioso “Mr X”, ha portato una comicità giudicata però piuttosto prevedibile rispetto alle attese.Emozionante il ritorno sul palco di Bianca Balti, che ha raccontato la sua battaglia contro il cancro, accolta da una lunga ovazione dell’Ariston. La notte delle cover ha confermato la natura imprevedibile del Festival: celebrazione della memoria musicale italiana, laboratorio di contaminazioni e, soprattutto, terreno ideale per nuove sorprese.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
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