Link to L’ornitologo Alessandro Montemaggiori ci accompagna in un racconto fatto di scatti, osservazione e lunghe attese.L’ornitologo Alessandro Montemaggiori ci accompagna in un racconto fatto di scatti, osservazione e lunghe attese.
[caption id="attachment_78664" align="alignleft" width="250"]Elusivo e irrequieto, percorso da un mosaico turchese che sfuma in bagliori fosforescenti e con quell’aria perennemente accigliata, il martin pescatore è il sovrano dei laghi e dei fiumi. Le ali compatte, le penne robuste riducono al minimo attrito e turbolenza, mentre il becco oblungo - da cui traggono ispirazione i profili dei treni più veloci al mondo - incide lo specchio d’acqua alla ricerca di minuscole prede. Ogni tuffo, breve e cadenzato, è preceduto da una posa di sospensione così liturgica da essere chiamata “dello Spirito Santo”: il piccolo volatile, come alcuni rapaci, resta immobile sopra la superficie, battendo convulsamente le ali senza avanzare di un millimetro. Da questo osservatorio privilegiato scruta ogni movimento di piccoli pesci o girini, trasformando l’attimo in un ghiotto spuntino. La miniatura del martin pescatore sembra assorbire le tensioni più antiche della natura: imperio e fragilità, leggerezza e magnificenza.
[caption id="attachment_78666" align="alignright" width="300"] Martin pescatore (Foto di Giulia Catricalà)[/caption]
Per avvistarne uno basta recarsi a Villa Ada, a ridosso dei laghetti, dove insieme a lui vive un piccolo regno di uccelli acquatici come il cormorano, la garzetta e persino l’airone cenerino.
Quando racconto i miei avvistamenti al professor Alessandro Montemaggiori, ornitologo ed esperto di management e conservazione, lui sorride: «La presenza di fauna nelle città non è affatto una novità. Semmai, ad essere cambiata è la nostra sensibilità». Secondo il professore, per anni la fauna urbana è stata sottovalutata: «Non c’era l’attenzione di oggi; ora basta una foto con il cellulare per identificare una specie». Le città, ricorda, non nascono dal nulla: «Gli animali c’erano prima di noi. Nei margini di naturalità – i parchi urbani – molte specie sono semplicemente rimaste». Roma è attraversata da due corridoi ecologici cruciali, il Tevere e l’Aniene, e costellata di piccole aree umide, come Villa Ada: «In città si contano oltre 140 specie di uccelli tra nidificanti, migratori e svernanti».
[caption id="attachment_78668" align="alignleft" width="258"] Cormorano (Foto di Giulia Catricalà)[/caption]
Chiedo al professore se il martin pescatore di Villa Ada nidifichi. «È difficile dirlo. Gli ultimi studi risalgono agli anni ’80. Se un individuo resta tra aprile e giugno, allora nidifica lì. Ma è più probabile che quello che si vede d’inverno arrivi dall’Aniene». La sua presenza costante nei mesi freddi ha un motivo semplice: «I laghetti di Villa Ada sono pieni di gambusie, piccoli pesciolini americani introdotti per controllare le zanzare. Così facendo gli abbiamo creato una mangiatoia ideale ».
Mentre Montemaggiori mi parla, gli chiedo se la tutela garantita a questa specie sia adeguata. «In Italia tutte le specie non cacciabili sono automaticamente protette, e il martin pescatore ovviamente non è cacciabile». Il problema principale, tuttavia, è il disturbo: «È difficile che un cane lo riesca a catturare, forse un gatto ha più possibilità, ma i ratti possono predare uova e pulli. Poiché nidifica in tane scavate lungo le sponde, i ratti rappresentano un pericolo concreto».
A Villa Ada, come si accennava sopra, si possono avvistare anche garzette e aironi cenerini. «Gli ardeidi non nidificano nel parco, ma le popolazioni sono in forte aumento. Non vengono più distrutte le garzaie come un tempo e hanno scoperto nuove risorse alimentari, come il gambero della Louisiana, che è invasivo». La loro convivenza non crea tensioni: «D’inverno non sono territoriali, e comunque parliamo di poche unità. Il territorio si difende solo limitatamente al nido».
[caption id="attachment_78670" align="alignright" width="300"] Garzetta in volo (Foto di Giulia Catricalà)[/caption]
Il fascino del martin pescatore, spiega Montemaggiori, affonda le radici nella sua stessa storia evolutiva: «La famiglia degli alcedinidi è di origine tropicale. Da lì deriva la colorazione così brillante». L’iridescenza del piumaggio è una qualità fondamentale: «Gli uccelli comunicano molto attraverso il colore, e i martin pescatori lo fanno in modo particolarmente efficace. La femmina ha una diversa colorazione della mandibola inferiore, che dà sull’arancio. Il verso è primitivo, quasi un trillo, ma i colori sono un segnale perfetto tra consimili». Una vivacità rara in Italia: «L’Europa, prima e dopo la glaciazione, era prevalentemente un’area imboscata ed ombrosa, con poca luce e boschi fitti che hanno favorito il canto e non i colori accesi». Sul nome inglese Kingfisher, Montemaggiori liquida il mio fraintendimento con un sorriso: «Non è per l’aria regale o severa. È perché è un pescatore eccezionale, il re dei pescatori».
[caption id="attachment_78672" align="aligncenter" width="300"] Martin pescatore (Foto di Giulia Catricalà)[/caption]
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
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