Bielorussia al voto, le elezioni di domenica 26 gennaio

di

Annachiara Mottola Di Amato
Bielorussia al voto, le elezioni di domenica 26 gennaio

Link to Lukashenko è al potere dal 1994, i suoi rivali a questa tornata elettorale sono formalmente quattro ma l'unica vera incognita di queste elezioni farsa sarà la percentuale di voti che l'attuale Presidente otterràLukashenko è al potere dal 1994, i suoi rivali a questa tornata elettorale sono formalmente quattro ma l'unica vera incognita di queste elezioni farsa sarà la percentuale di voti che l'attuale Presidente otterrà

Domenica 26 gennaio in Bielorussia si terranno le elezioni presidenziali, destinate a confermare per il settimo mandato consecutivo Aleksandr Lukashenko. La forma di stato del Paese infatti è solo formalmente democratica, in realtà in Bielorussia Lukashenko è al potere dal lontano 1994 (l'anno delle ultime elezioni politiche considerate libere della storia moderna della Bielorussia) e anche questa volta le chanches di una sconfitta non sono realistiche. Stretto alleato politico e militare del leader russo Vladimir Putin, l'attuale presidente avrà quattro rivali alla poltrona, più una facciata per nascondere dietro la concorrenza un potere politico che non può essere messo in discussione che una vera opposizione. Il fatto stesso che questi candidati siano stati ammessi alle elezioni, infatti, dimostra quanto le autorità non li considerino una reale minaccia.

I candidati alle presidenziali

La figura più antagonista rispetto al potere di Lukashenko è Anna Kanopatskaya, ex deputata che nel 2020 partecipò alle presidenziali ottenendo il terzo posto e l'1,68% dei voti. Kanopatskaya promette di rilasciare i prigionieri politici, senza però mai chiamarli così e senza critiche dirette al presidente. Un altro candidato è Serghei Syrankov, primo segretario del Partito comunista bielorusso, che ha dichiarato di candidarsi "non al posto, ma insieme al presidente" e ha proposto di aprire procedimenti penali contro membri della comunità Lgbtq+ e di restaurare i monumenti a Stalin. Tra gli altri candidati figura anche il leader del Partito liberal-democratico Oleg Gaidukevich, definito "rivale ereditario" di Lukashenko, perché suo padre partecipò a tre campagne elettorali. Secondo Gaidukevich "dovrebbero esserci solo patrioti" alle elezioni, in modo che "i nemici guardino i candidati presidenziali e capiscano: non possiamo prendere nulla da questo Paese". Infine, Aleksandr Khizhnyak, capo del Partito repubblicano del lavoro e della giustizia, il più rarefatto tra i candidati, come riporta il sito russo Meduza che lo definisce "invisibile". Il suo partito ha meno di 200 iscritti su Telegram, ed è assente sugli altri social.

La situazione politica

La vera opposizione bielorussa dalla sua rifiuta di riconoscere il processo elettorale così truccato e ha chiesto ai cittadini bielorussi di esprimere il voto contro tutti o di boicottare i seggi. Le elezioni precedenti del 2020 furono caratterizzate dall'esclusione dei candidati di opposizione e da gravi accuse di brogli e si conclusero con le più grandi proteste della storia moderna del Paese, ma anche con la più feroce repressione, che oggi ancora continua. Da allora in quattro anni e mezzo, decine di migliaia di bielorussi sono stati detenuti, interrogati, picchiati, multati, condannati, privati del lavoro, mentre altre centinaia di migliaia hanno scelto di lasciare il Paese in cerca di libertà. Non c'è dunque motivo di dubitare che Lukashenko sarà rieletto. L'unica vera incognita riguarda la percentuale di voti che otterrà: in tutte le elezioni precedenti il suo risultato si è attestato intorno all'80%.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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