Consiglio europeo, Meloni: 'Trump? L'Ue prenda le misure di sé stessa'

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Annachiara Mottola Di Amato
Consiglio europeo, Meloni: 'Trump? L'Ue prenda le misure di sé stessa'

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L’arrivo di Trump alla Casa Bianca, il nuovo equilibrio da cercare nei rapporti tra Ue e Usa per evitare una guerra commerciale, il rilancio della competitività in Unione europea in settori chiave come quello tecnologico e la questione dei finanziamenti.  Sono questi gli argomenti che sono stati affrontati oggi durante il Consiglio europeo informale, l'ultimo con il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, alla guida.

I temi del Consiglio Europeo

Il punto di partenza della discussione è il risultato delle elezioni americane con la vittoria di Trump che ha già annunciato che darà un forte impulso al settore tecnologico dove l’Unione europea risulta essere già indietro. Questo, quindi, sarà un problema che l’Ue dovrà affrontare in termini di rilancio della competitività. «Oggi si parlerà del rapporto sulla competitività in Europa. Le indicazioni di questo rapporto (del rapporto Letta-Draghi presentato nei mesi scorsi alla Commissione Ue, ndr) sono già urgenti, data la situazione economica in cui siamo oggi. Sono diventate ancora più urgenti dopo le elezioni negli Stati Uniti». Lo ha affermato l'ex presidente del Consiglio, Mario Draghi, arrivando alla riunione informale dei Capi di Stato o di governo del Consiglio europeo, in corso a Budapest. Draghi ha poi aggiunto che visto i grandi cambiamenti a cui stiamo assistendo l’Ue «non può posporre le decisioni», come invece è avvenuto in tutti questi anni. «Si sono posposte tante decisioni importanti perché aspettavamo il consenso. Il consenso non è venuto, è arrivata solo uno sviluppo più basso, una crescita minore, oggi una stagnazione».

I rapporti Ue-Usa nella futura amministrazione Trump

Trump durante la sua amministrazione proteggerà, ancora più di oggi, le industrie americane soprattutto quelle tradizionali «che sono proprio le industrie dove noi esportiamo di più negli Stati Uniti. E quindi lì dovremo negoziare con l'alleato americano, con uno spirito unitario, in maniera tale da proteggere anche i nostri produttori europei». Lo sottolinea Draghi aggiungendo anche che «la presidenza Trump farà grande differenza nelle relazioni tra Stati Uniti ed Europa, non necessariamente tutta in senso negativo, ma certamente noi dovremmo prenderne atto».

Meloni: "Non chiederti cosa gli Stati Uniti possono fare per te, chiediti cosa l'Europa debba fare per sé stessa"

Sul tema è intervenuta anche la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che al suo arrivo al vertice informale dell’Ue rispondendo ad una domanda ha detto «se volessimo farlo con una battuta che ricorda appunto i presidenti americani è 'non chiederti cosa gli Stati Uniti possono fare per te, chiediti cosa l'Europa debba fare per sé stessa». «Più o meno noi sappiamo che cosa dobbiamo fare. La grande domanda alla quale dobbiamo rispondere adesso è se davvero vogliamo dare gli strumenti agli Stati membri per centrare gli obiettivi e le strategie che ci poniamo di fronte. E su tutte, la questione delle risorse è certamente la questione che va affrontata perché sappiamo che gli investimenti necessari per fare tutte le cose che vorremmo fare sono molti. E quindi questo è secondo me il vero dibattito che non so se stamattina arriverà a soluzioni concrete perché sono sempre dibattiti molto lunghi ma è l'elemento centrale sul quale intendo concentrarmi», ha aggiunto la premier.

Le sfide: spesa militare del 2% e debito comune

Come più volte ribadito da Gentiloni il debito comune, sotto forma di un nuovo Recovery fund o altro, è necessario per affrontare alcune sfide comuni. Una proposta a cui si sono sempre opposti in blocco i paesi del Nord, mentre lo stesso Draghi nel suo ultimo rapporto l’ha incardinato all’interno dell’agenda europea per i prossimi anni: «il debito comune è necessario per alcuni progetti di comune interesse europeo, ed è previsto che per questi progetti vi sia finanziamento comune, un esempio sono le interconnessioni nel campo dell'energia». Ma, sottolinea l'ex premier, « ci sono moltissime altre decisioni che si possono prendere senza affrontare immediatamente il problema del finanziamento pubblico comune». Tra tutte lo spendere il 2% del Pil per la difesa, rispettando il patto di stabilità. Di parere contrario il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che in audizione alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato sulla Manovra 2025 ha detto come «l’obiettivo del 2% del Pil richiesto dalla Nato risulta molto ambizioso e non del tutto compatibile sotto il profilo in particolare delle coperture con il quadro vigente della governance europea. Alla luce, infatti, degli stanziamenti previsti dal disegno di legge di bilancio, arriveremo alla percentuale dell'1,57% nel 25, 1,58 % del 26 e 1,61% del 27».

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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