Etiopia, un campo segreto per addestrare le RSF sudanesi: nuove ombre sul ruolo di Addis Abeba nella guerra civile

di

Ennio Bassi
Etiopia, un campo segreto per addestrare le RSF sudanesi: nuove ombre sul ruolo di Addis Abeba nella guerra civile

Link to Un’inchiesta di Reuters rivela l’esistenza di una base militare nella regione di Benishangul-Gumuz, finanziata – secondo diverse fonti – dagli Emirati Arabi Uniti. Mentre il conflitto in Sudan si espande, crescono i timori per la stabilità regionale e per le ricadute interne sulla già fragile situazione etiopeUn’inchiesta di Reuters rivela l’esistenza di una base militare nella regione di Benishangul-Gumuz, finanziata – secondo diverse fonti – dagli Emirati Arabi Uniti. Mentre il conflitto in Sudan si espande, crescono i timori per la stabilità regionale e per le ricadute interne sulla già fragile situazione etiope

L’Etiopia ospiterebbe un campo segreto destinato all’addestramento di migliaia di combattenti delle Rapid Support Forces (RSF), il potente gruppo paramilitare coinvolto nella guerra civile sudanese. È quanto emerge da un’inchiesta pubblicata da Reuters, che cita fonti governative, diplomatiche e di sicurezza, oltre ad analisi di immagini satellitari.

Il sito si troverebbe nella regione occidentale di Benishangul-Gumuz, a circa 32 chilometri dal confine con il Sudan e non lontano dalla Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), la più grande diga idroelettrica africana. Le immagini satellitari mostrano centinaia di tende, mezzi pesanti e nuove infrastrutture, mentre un cablogramma diplomatico parla di una capacità potenziale fino a 10.000 combattenti. Secondo una nota interna dei servizi di sicurezza etiopi visionata dall’agenzia, all’inizio di gennaio circa 4.300 miliziani delle RSF erano in fase di addestramento.

Otto fonti, tra cui un alto funzionario etiope, sostengono che la costruzione del campo sarebbe stata finanziata dagli Emirati Arabi Uniti, che avrebbero fornito anche istruttori militari e supporto logistico. Abu Dhabi ha respinto ogni coinvolgimento diretto nel conflitto sudanese. Tuttavia, le relazioni tra Etiopia ed Emirati si sono consolidate negli ultimi anni, con accordi nel settore della difesa e investimenti miliardari sin dall’ascesa al potere del primo ministro Abiy Ahmed nel 2018.

La guerra civile sudanese, scoppiata nel 2023 dopo la rottura tra le Forze Armate regolari e le RSF nel contesto di una transizione politica fallita, ha già provocato migliaia di vittime, carestie diffuse e milioni di sfollati verso Egitto, Ciad, Libia e Sud Sudan. Il coinvolgimento di attori regionali rischia ora di trasformare il conflitto in una crisi ancora più ampia, con possibili ripercussioni dirette sui Paesi confinanti.

Secondo le fonti citate da Reuters, i reclutati nel campo etiope sarebbero in prevalenza cittadini etiopi, ma anche sudsudanesi e sudanesi, alcuni provenienti da gruppi ribelli attivi nello Stato sudanese del Nilo Azzurro. Parte di questi combattenti avrebbe già attraversato il confine per rafforzare le RSF nei combattimenti in quella regione, divenuta uno dei nuovi fronti della guerra.

L’inchiesta segnala inoltre un’intensa attività presso l’aeroporto di Asosa, a circa 53 chilometri dal campo. Le immagini satellitari mostrano la costruzione di nuovi hangar, piazzali e una possibile stazione di controllo per droni, elementi che diversi analisti collegano a un potenziamento delle capacità operative nella zona occidentale del Paese. Alcune fonti sostengono che anche questi lavori sarebbero stati sostenuti finanziariamente dagli Emirati, circostanza che Reuters non ha potuto verificare in modo indipendente.

Il governo etiope non ha risposto nel merito alle richieste di commento sull’esistenza del campo. In una dichiarazione congiunta diffusa il 6 gennaio, Etiopia ed Emirati hanno invocato un cessate il fuoco in Sudan, sottolineando al contempo la solidità della loro cooperazione in materia di sicurezza.

Le rivelazioni si inseriscono in un contesto interno già complesso per Addis Abeba. Dopo il devastante conflitto nel Tigray e le tensioni crescenti con le milizie Amhara, che rappresentano una quota significativa della popolazione, il Paese resta attraversato da profonde fratture etniche e politiche. Alcuni osservatori regionali ritengono che l’attivismo militare lungo il confine sudanese e il rafforzamento dell’asse con Abu Dhabi possano riflettere sia ambizioni strategiche – tra cui il rafforzamento dell’accesso al Mar Rosso – sia la necessità del governo di consolidare il proprio potere in una fase di marcata instabilità interna.

Al di là della capitale Addis Abeba, oggetto di ingenti investimenti e presentata come simbolo di modernizzazione, ampie aree del Paese continuano infatti a confrontarsi con difficoltà economiche, tensioni armate e carenze infrastrutturali. Se confermate, le attività nel Benishangul-Gumuz rappresenterebbero un ulteriore elemento di pressione in una regione già fragile, dove la linea di confine tra sicurezza nazionale e proiezione di influenza esterna appare sempre più sottile.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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