Link to La gauche in rivolta. Fabien Roussel ha fatto appello ad una grande mobilitazione popolare per il 7 settembre. E La France Insoumise ha annunciato la presentazione in parlamento di una mozione per la destituzione del presidente.Mentre i socialisti hanno assicurato che boicotteranno il nuovo giro di colloquiLa gauche in rivolta. Fabien Roussel ha fatto appello ad una grande mobilitazione popolare per il 7 settembre. E La France Insoumise ha annunciato la presentazione in parlamento di una mozione per la destituzione del presidente.Mentre i socialisti hanno assicurato che boicotteranno il nuovo giro di colloqui
La nomina del nuovo premier francese, a sette settimane dal voto anticipato, dovrebbe arrivare entro il fine settimana. Il presidente Emmanuel Macron ha avviato oggi un secondo giro di consultazioni politiche - dal quale pare saranno esclusi l’ex leader dei gollisti repubblicani Eric Ciotti, gli esponenti di Lfi (La France insoumise di Jean-Luc Mélenchon) e di Rn (il Rassemblement national di Marine Le Pen e Jordan Bardella)- ricevendo il piccolo ma potente gruppo Liot e il centrista François Bayrou. E per l’occasione, l'Eliseo, osserva Liberation, ha completamente riconfezionato la sua coreografia. Nessun ingresso di leader di partito che percorrono il vialetto di ghiaia dei giardini dell'Eliseo davanti agli occhi dei giornalisti, nessuna dichiarazione all'uscita, nemmeno un programma che elenchi i rappresentanti di partito o le misteriose "personalità illustri per l'esperienza di servizio allo Stato e la Repubblica” che il presidente deve incontrare. Non è dato sapere.
Quel che è certo è che invece, al termine del primo round di incontri, Macron ha escluso la formazione di un esecutivo di sinistra “in nome della stabilità costituzionale”. Un annuncio che è parso in contraddizione con l’apertura dei giorni scorsi all’ipotesi di un governo guidato da Lucie Castets, candidata del Nuovo Fronte Popolare, uscito vincitore dalle elezioni del 30 giugno (primo turno) e 7 luglio (secondo turno) ma con soli 193 seggi nell’ Assemblée Nationale, pochi rispetto alla maggioranza assoluta richiesta di 289. "La mia responsabilità è quella di garantire che il Paese non sia né bloccato né indebolito”, ha ribadito con forza Macron, sottolineando che “i partiti politici al governo non devono dimenticare le circostanze eccezionali dell'elezione dei loro deputati al secondo turno delle elezioni legislative. E la sinistra adesso è in rivolta. Fabien Roussel ha fatto appello ad “una grande mobilitazione popolare nei prossimi giorni”. E La France Insoumise ha annunciato la presentazione in parlamento di una mozione per la destituzione del presidente in base all’art. 68 della Costituzione e una mega manifestazione per il 7 settembre. Mentre i socialisti hanno assicurato che boicotteranno le nuove consultazioni.
Dopo il comunicato stampa del presidente francese Emmanuel Macron di ieri in cui annunciava che non l'avrebbe nominata premier, Lucie Castets, candidata della coalizione di sinistra vincitrice delle elezioni, ha detto: “Siamo di fronte a un Presidente della Repubblica che vuole essere allo stesso tempo presidente della Repubblica, primo ministro e leader del partito. La democrazia non significa nulla ai suoi occhi”. E “piena deriva illiberale”, ha parlato anche la leader degli Ecologisti, Marine Tondelier, annunciando l’adesione alla mobilitazione del 7 settembre. Dure ance le parole del leader socialista, Olivier Faure, che ha annunciato che non andrà alle consultazioni e ha definito quello che sta accadendo in Francia una “parodia della democrazia",
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