Link to Nel sud di Gaza sarebbero state uccise 47 persone mentre erano radunate per la distribuzione degli aiutiNel sud di Gaza sarebbero state uccise 47 persone mentre erano radunate per la distribuzione degli aiuti
Almeno 47 palestinesi sono stati uccisi e a decine sono rimasti feriti dal fuoco israeliano ancora una volta mentre erano radunate vicino a un centro di distribuzione di aiuti umanitari a Khan Younis, nel sud di Gaza. Lo denuncia la protezione civile della Striscia.
Cosa è successo
Il portavoce dell'organizzazione umanitaria, Mahmoud Bassal, ha dichiarato all'AFP che oltre 200 persone sono rimaste ferite mentre migliaia di palestinesi attendevano di ricevere farina nel centro di distribuzione. "I droni israeliani hanno aperto il fuoco sulle persone. Pochi minuti dopo, i tank israeliani hanno sparato diversi colpi (...), causando un gran numero di morti e feriti", ha detto. Un membro dello staff dell'ospedale Nasser di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, ha riferito che quasi 300 palestinesi, tra morti e feriti, sono arrivati nella struttura dopo essere stati attaccati con "carri armati" mentre aspettavano il cibo. Il dottor Mohammed Saqer, responsabile infermieristico dell'ospedale ha quindi aggiunto: "La situazione è ormai fuori controllo. L'ospedale non è più in grado di gestire un numero così elevato di casi".
Amnesty accusa il governo di Tel Aviv: "Non solo Gaza, crimini in Cisgiordania"
"Nei quasi cinque mesi trascorsi dal 21 gennaio, Israele ha portato avanti nella Cisgiordania occupata la più devastante operazione militare dai tempi della seconda Intifada". Lo ha denunciato Amnesty International sulla base di una ricerca appena condotta dalla stessa Ong, storico baluardo della tutela dei diritti umani, evidenziando come ciò che avviene in questa porzione dei territori palestinesi sia stato in qualche modo oscurato sui media prima dai devastanti raid nella Striscia di Gaza e ora dalla guerra con l'Iran.
L'indagine sulle operazioni militari in Cisgiordania
La ricerca di Amnesty indica che dal 21 gennaio ai primi giorni di giugno le forze israeliane hanno ucciso almeno 80 palestinesi in Cisgiordania, tra cui 14 minorenni. L'Idf si sarebbe macchiata di questi crimini nell'ambito di un'operazione militare iniziata nel campo profughi di Jenin, estesa fin dal 27 gennaio a quelli di Tulkarem e successivamente alla cittadina di Tammoun e al campo di al-Farah. Sebbene le forze israeliane si siano ritirate da al-Farah il 12 febbraio, rimangono tuttora schierate nei campi di Jenin e Tulkarem, dichiarati "zona militare chiusa". Una situazione segnata da sgomberi di massa, dalla distruzione di centinaia di alloggi e di varie infrastrutture vitali (testimoniata da una serie di video amatoriali che Amnesty ha visionato), nonché da misure stringenti adottate contro ogni visita di osservatori esterni, soprattutto per "impedire - come dichiarato apertamente dallo stesso ministero della Difesa israeliano - il ritorno delle persone residenti".
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