Link to Gheniwa è un nome ricorrente nei dossier delle Nazioni Unite dal 2014. Il suo gruppo armato è stato implicato in centinaia di episodi di torture, detenzioni arbitrarie, stupri e omicidiGheniwa è un nome ricorrente nei dossier delle Nazioni Unite dal 2014. Il suo gruppo armato è stato implicato in centinaia di episodi di torture, detenzioni arbitrarie, stupri e omicidi
A pochi mesi dalla sua ultima visita, Abdel Ghani al-Kikli, noto come Gheniwa, è tornato in Italia. Figura controversa e influente nel panorama libico, dal 2021 è alla guida dello Stability Support Apparatus (SSA), un gruppo armato accusato di gravi violazioni dei diritti umani. Organizzazioni internazionali e il Dipartimento di Stato americano lo ritengono responsabile di crimini contro l’umanità nei centri di detenzione libici, tra cui Ayn Zarah e Abu Salim.
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Gheniwa è un nome ricorrente nei dossier delle Nazioni Unite dal 2014. Il suo gruppo armato è stato implicato in centinaia di episodi di torture, detenzioni arbitrarie, stupri e omicidi. Una denuncia di 189 pagine, presentata dall'European Center for Constitutional and Human Rights (ECCHR) alla Corte Penale Internazionale, lo accusa di almeno 501 crimini gravi. Tuttavia, non è ancora chiaro se il suo nome rientri tra quelli che la Corte intende perseguire ufficialmente.
A differenza di Al Masri, un altro comandante libico arrestato e rapidamente rilasciato dall’Italia, su Gheniwa non è stato ancora emesso alcun mandato di cattura pubblico. Nonostante le accuse, continua a viaggiare liberamente, con Roma che sembra accogliere senza particolari restrizioni un personaggio coinvolto in traffici di esseri umani e abusi su larga scala.
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L’ultima apparizione di Gheniwa in Italia risale a luglio 2024, quando era giunto a Roma per supportare l’Al Ahly Club, squadra finalista del campionato libico, che secondo l’ONU sarebbe sotto il suo controllo diretto. Questa volta, il comandante libico è arrivato nella capitale insieme ad altri funzionari del governo di Tripoli, tra cui ambasciatori e ministri, per visitare Adel Juma, ministro degli Affari Interni libico, ricoverato in un ospedale romano dopo essere stato vittima di un attentato.
Secondo fonti vicine all’opposizione libica, il gruppo sarebbe atterrato a Fiumicino a bordo di un jet privato e si sarebbe diretto immediatamente verso la struttura sanitaria. Le immagini dell’incontro, pubblicate dagli stessi protagonisti sui social network, hanno rapidamente fatto il giro del web, alimentando polemiche e domande sulla libertà di movimento concessa a Gheniwa nonostante le gravi accuse a suo carico.
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L’SSA di Gheniwa è da anni al centro di indagini delle Nazioni Unite per il suo ruolo nel traffico di esseri umani e nella gestione dei centri di detenzione libici, veri e propri luoghi di tortura inaccessibili persino agli osservatori internazionali.
Secondo Amnesty International e Libya Crimes Watch, nel centro di detenzione di Maya, sotto il controllo di Gheniwa, sarebbero passate almeno 1.800 persone, molte delle quali sottoposte a violenze sistematiche. Le indagini ONU confermano inoltre che l’SSA ha avuto un ruolo chiave nel sequestro e nella vendita di migranti, spesso in collaborazione con la Guardia Costiera libica.
Un report del 2023 evidenziava come membri di alto livello della Guardia Costiera e dell’SSA avessero stretto accordi con trafficanti per intercettare i migranti e detenerli illegalmente in cambio di pagamenti per il loro rilascio. Le entrate derivanti da queste attività illecite sono state definite “significative” e hanno contribuito al consolidamento del potere delle milizie sul territorio.
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La presenza di Gheniwa a Roma riaccende il dibattito sulla cooperazione tra Italia e Libia in materia di sicurezza e gestione dell'immigrazione. Organizzazioni umanitarie hanno già chiesto alla Commissione Europea di riconsiderare gli accordi con Tripoli, soprattutto dopo la recente scoperta di fosse comuni in Libia che hanno rafforzato le accuse di crimini contro l'umanità.
Mentre la comunità internazionale continua a documentare le atrocità commesse dalle milizie libiche, la politica italiana si trova di fronte a un dilemma: mantenere i rapporti con il governo di Tripoli per gestire i flussi migratori o prendere una posizione netta contro figure come Gheniwa, accusate di atrocità su vasta scala.
L’ennesima visita del comandante libico in Italia lascia aperti molti interrogativi, alimentando dubbi sulla trasparenza delle relazioni diplomatiche tra Roma e Tripoli e sulle reali intenzioni del governo italiano nella gestione della crisi libica.
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