Link to Oltre 1200 manifestazioni in tutto il Paese e nel mondo: il popolo progressista torna a farsi sentireOltre 1200 manifestazioni in tutto il Paese e nel mondo: il popolo progressista torna a farsi sentire
La piazza americana si è finalmente risvegliata. Dopo mesi di silenzio, proteste frammentarie e un senso diffuso di smarrimento tra le fila progressiste, il grido “Hands Off” — Giù le mani — ha unito centinaia di migliaia di persone in un'ondata di indignazione e resistenza senza precedenti dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca per il suo secondo mandato. In tutti i 50 Stati, da New York a Portland, da San Francisco a Boston, e soprattutto nel cuore simbolico della democrazia americana, il National Mall di Washington, si è levata una protesta compatta contro l'agenda autoritaria del presidente e l'influenza sempre più invadente del magnate Elon Musk. Oltre 1200 manifestazioni coordinate negli Stati Uniti e in decine di città internazionali — tra cui Roma, Parigi, Londra e Berlino — raccontano di una mobilitazione globale che non ha precedenti nella nuova era Trump.
Sotto l’imponente Washington Monument, migliaia di persone si sono radunate con cartelli ironici e slogan taglienti: “Wake up and smell the coup” (Svegliatevi e sentite l’odore del golpe), “Trump golfs while USA burns” (Trump gioca a golf mentre l’America brucia), e ancora, “Aren’t you tariffied?” (Non sei spaventato dai dazi?). Una folla eterogenea, intergenerazionale, creativa. È come se il popolo progressista americano, stordito e frammentato dopo anni di battute d’arresto, avesse finalmente ritrovato la propria voce.
Nonostante i numeri non tocchino quelli storici della Women’s March del 2017, il significato politico e simbolico di questa giornata è potente. “Questa è la più grande protesta di un solo giorno della storia recente americana”, ha dichiarato Ezra Levin, co-fondatore del movimento Indivisible, tra i principali organizzatori dell’evento.
Il bersaglio è chiaro: la nuova offensiva di Trump, supportata da Musk e da una ristretta élite di miliardari, che secondo gli organizzatori punta a “smantellare pezzo dopo pezzo il governo, i servizi pubblici e i diritti civili” per finanziare una politica fiscale che favorisce gli ultra-ricchi. Tra i partecipanti, anche figure di spicco del Partito Democratico come Jamie Raskin, Ilhan Omar e Maxwell Frost, intervenuti con brevi discorsi per sostenere la causa. Sul palco e tra la folla, l'appello è lo stesso: “Non vogliamo che mettano le mani sulla nostra democrazia, sulle nostre comunità, sulle nostre scuole”.
A rendere ancora più evidente la portata della mobilitazione, l’adesione di oltre 150 organizzazioni, tra cui Greenpeace, Human Rights Campaign, e il potente sindacato dei lavoratori Service Employees International Union. Parallelamente, si sono svolti anche presidi in favore dell’Ucraina e della Palestina, uniti dal filo conduttore della libertà e della giustizia sociale. La protesta non si limita a denunciare: è un invito all’azione, un richiamo al risveglio civico in un’America che, come ha detto un manifestante al megafono, “sta rischiando di perdere tutto ciò che ha costruito in oltre due secoli di democrazia”. Oggi, il vento della democrazia ha iniziato a soffiare di nuovo. E questa volta, sembra determinato a farsi sentire.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
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