Link to Nel 1.328° giorno di conflitto, Mosca intensifica gli attacchi e lancia moniti. Zelensky chiede armi a lungo raggio, Trump non esclude i missili da crociera. La tensione sale, mentre i blackout si allargano a sette regioni ucraineNel 1.328° giorno di conflitto, Mosca intensifica gli attacchi e lancia moniti. Zelensky chiede armi a lungo raggio, Trump non esclude i missili da crociera. La tensione sale, mentre i blackout si allargano a sette regioni ucraine
Il conflitto tra Ucraina e Russia entra nel suo 1.328° giorno con una nuova, inquietante impennata della tensione internazionale. Gli attacchi russi si sono intensificati sul fronte orientale, colpendo pesantemente infrastrutture energetiche ucraine. Allo stesso tempo, sul piano diplomatico e militare, le dichiarazioni dei leader mondiali delineano scenari sempre più instabili.
Trump: “Potrei mandare i Tomahawk a Kiev”
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato, in un’intervista rilasciata a bordo dell’Air Force One, che potrebbe decidere di fornire all’Ucraina i missili da crociera Tomahawk. “Il Tomahawk è un’arma incredibile, molto offensiva. Onestamente, la Russia non ne ha bisogno”, ha affermato con tono ambiguo, sottolineando che parlerà prima con il presidente russo Vladimir Putin.
Trump ha già avuto due colloqui telefonici con Volodymyr Zelensky negli ultimi due giorni, incentrati sulle difese aeree ucraine e sulle “capacità a lungo raggio” richieste da Kiev. Secondo il Financial Times, gli Stati Uniti starebbero fornendo da mesi informazioni di intelligence per facilitare attacchi in profondità sul territorio russo tramite droni.
Medvedev minaccia: “Fornire i Tomahawk? Finirà male, anche per Trump”
La reazione russa non si è fatta attendere. L’ex presidente e attuale vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa, Dmitry Medvedev, ha commentato attraverso l’agenzia Reuters: “La fornitura di Tomahawk a Kiev potrebbe finire molto male, anche per Trump”.
Kiev colpisce il più grande deposito di petrolio in Crimea
Nel cuore della notte, droni ucraini hanno colpito duramente il più grande deposito di petrolio russo nella città di Feodosia, in Crimea. Secondo fonti del Servizio di Sicurezza ucraino (SBU), un vasto incendio è divampato, visibile da diversi quartieri della città. Sono stati distrutti anche cinque carri armati, una sottostazione elettrica a Feodosia e un’altra a Simferopol.
La SBU ha rivendicato l’attacco come parte della strategia per “ridurre sistematicamente la capacità logistica, militare ed economica del nemico”.
Lukashenko: “L’Ucraina può cessare di esistere”
Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha rilasciato un’intervista dai toni durissimi, secondo quanto riportato dal Kiev Independent. Ha dichiarato che “l’Ucraina potrebbe cessare di esistere come Stato”, accusando direttamente Zelensky di essere “il vero problema” e invocando forti pressioni internazionali su di lui. Ha anche criticato i leader europei e gli Stati Uniti per il mancato raggiungimento di un accordo di pace.
Kaja Kallas a Kiev: “La resilienza ucraina merita tutto il nostro sostegno”
Sul fronte europeo, l’Alto Rappresentante Ue Kaja Kallas si è recata a Kiev in visita non annunciata per motivi di sicurezza. “Gli ucraini ispirano il mondo con il loro coraggio. La loro resilienza richiede il nostro pieno sostegno”, ha scritto su X. Il viaggio ha l’obiettivo di discutere sostegno militare e finanziario, sicurezza energetica e responsabilità della Russia per i crimini di guerra.
Settimana di fuoco: blackout in 7 regioni, 570 attacchi in un giorno
Secondo il ministero dell’Energia di Kiev, sette regioni ucraine – tra cui Kharkiv, Donetsk, Zaporizhzhia e Dnipropetrovsk – sono state colpite da blackout a seguito dei raid russi sulle infrastrutture.
Nelle ultime 24 ore, secondo Ukrinform, le truppe russe hanno condotto 570 attacchi contro 18 insediamenti nella regione di Zaporizhzhia. Almeno due civili sono morti e altri due sono rimasti feriti in un attacco con droni nel distretto di Polohy.
Trump ironizza sulla pace (e sul paradiso)
Durante il suo volo presidenziale, Trump ha anche regalato una battuta dal tono amaro: «Nemmeno la pace in Ucraina mi farà andare in paradiso», rispondendo a un giornalista che gli chiedeva se porsi come mediatore potesse “redimerlo”. Ha poi aggiunto: «Sto solo scherzando. Ma ho migliorato la vita di molte persone».
La guerra in Ucraina, dunque, resta lontana da una vera soluzione diplomatica, mentre sul terreno la violenza si intensifica e le parole dei leader alimentano nuove tensioni. In un contesto sempre più instabile, la possibilità che i Tomahawk statunitensi arrivino davvero a Kiev potrebbe segnare una nuova svolta drammatica nel conflitto.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati