Link to In un’intervista esclusiva ai media locali, il presidente eritreo affronta i grandi temi geopolitici, dal declino dell’egemonia americana al ruolo dell’Africa, passando per le tensioni regionali e le priorità di sviluppo nazionale.In un’intervista esclusiva ai media locali, il presidente eritreo affronta i grandi temi geopolitici, dal declino dell’egemonia americana al ruolo dell’Africa, passando per le tensioni regionali e le priorità di sviluppo nazionale.
In una lunga e articolata intervista rilasciata ai media locali, il presidente eritreo Isaias Afwerki ha offerto una lettura critica del contesto geopolitico attuale, evidenziando la necessità di un nuovo ordine mondiale multipolare. La conversazione ha toccato temi globali, dinamiche regionali e questioni interne, delineando una visione strategica che pone l’Africa — e in particolare l’area del Mar Rosso e del Corno d’Africa — al centro delle trasformazioni in atto.
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Secondo Afwerki, il dominio globale statunitense emerso dopo la fine della Guerra Fredda è oggi in declino. «Le ambizioni americane di supremazia totale — economica, tecnologica e militare — non si sono concretizzate», ha affermato, citando il debito pubblico statunitense che ha raggiunto i 36.000 miliardi di dollari come sintomo di questa crisi.
Il presidente eritreo ha analizzato anche la cosiddetta dottrina “MAGA” di Donald Trump, interpretandola come un tentativo di riaffermare il potere americano attraverso guerre commerciali, sanzioni selettive e iniziative geopolitiche in regioni strategiche. Ha sottolineato come azioni mirate contro Venezuela, Cuba, Iran, ma anche contro l’UE e l’Africa, facciano parte di questa strategia.
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«Nonostante possieda il 60% delle risorse naturali globali, l’Africa rimane ai margini dello scenario internazionale», ha dichiarato Afwerki. Ha invitato a una riflessione sul ruolo che il continente potrebbe giocare nei prossimi anni, valorizzando la posizione strategica della regione del Mar Rosso, del Corno d’Africa e del Golfo. Una regione da tutelare e rafforzare, anche attraverso una politica estera attiva e autonoma.
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Nel ripercorrere le relazioni con gli Stati Uniti, Afwerki ha ricordato i tentativi di avviare un dialogo costruttivo durante il primo mandato Trump, falliti però a causa di pressioni interne all’Amministrazione USA. «Abbiamo dimostrato buona volontà anche successivamente, ma rapporti e sanzioni ingiustificate continuano a ostacolare il percorso», ha spiegato, riferendosi in particolare al recente rapporto del Dipartimento di Stato americano che descrive l’Eritrea come un contesto sfavorevole agli investimenti.
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Afwerki ha dedicato ampio spazio alla crisi in Sudan, denunciando le interferenze esterne — in particolare degli Emirati Arabi Uniti — che, a suo dire, alimentano l’instabilità per interessi geopolitici. «Non si tratta di uno scontro tra generali, ma del sabotaggio di un percorso di transizione verso un governo civile», ha detto, ribadendo il sostegno dell’Eritrea al Consiglio Sovrano di Transizione come unica via credibile verso la pace.
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Sul conflitto in Etiopia e sull’atteggiamento del Partito della Prosperità (PP), Afwerki è stato netto: «È un partito in guerra contro il proprio popolo. Noi non vogliamo conflitti, ma difenderemo il nostro Paese». Ha respinto le accuse di coinvolgimento e ha accusato il PP di essere manovrato da forze esterne intenzionate a destabilizzare l’intera regione.
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Il presidente ha sottolineato l’importanza della cooperazione con Arabia Saudita ed Egitto, con cui ha discusso temi di sicurezza marittima, stabilità regionale e sviluppo. «Il Mar Rosso deve essere gestito dai paesi costieri. Abbiamo presentato da tempo una proposta articolata di cooperazione in dodici punti per proteggere le rotte commerciali», ha affermato, escludendo ogni ingerenza esterna.
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Nonostante il contesto instabile, il governo eritreo mantiene l’impegno verso uno sviluppo interno strutturato. Afwerki ha presentato il piano 2026–2030, che prevede la realizzazione di infrastrutture stradali e idriche, l’espansione dell’energia — con focus su solare, eolico e geotermico — e l’avvio di un programma per la produzione nucleare. L’istruzione sarà la priorità assoluta, con una riforma del sistema educativo dalla scuola materna all’università.
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Infine, Afwerki ha lodato il contributo storico della diaspora eritrea e ha annunciato un piano per potenziarne il coinvolgimento nello sviluppo del Paese. Investimenti diretti, trasferimento tecnologico e partecipazione nei settori chiave saranno al centro di una strategia che prevede anche la creazione di una banca dati delle competenze, in fase di implementazione.
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