Israele scende in piazza per gli ostaggi e Netanyahu se ne va a cena

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Redazione
Israele scende in piazza per gli ostaggi e Netanyahu se ne va a cena

Link to I Il governo ignora le richieste dei 350 mila manifestanti scesi in piazza: nessuna discussione sulla tregua, mentre l’IDF intensifica l’offensiva. A Tel Aviv e Gerusalemme blocchi stradaliI Il governo ignora le richieste dei 350 mila manifestanti scesi in piazza: nessuna discussione sulla tregua, mentre l’IDF intensifica l’offensiva. A Tel Aviv e Gerusalemme blocchi stradali

 

[caption id="attachment_63315" align="aligncenter" width="300"]netanyahu BENJAMIN NETANYAHU PREMIER[/caption]

Pneumatici in fiamme, colonne di fumo nero, strade bloccate e centinaia di migliaia di cittadini in piazza. Ancora una volta Israele si è fermato per chiedere la liberazione degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas. La mobilitazione, indetta dal Forum delle famiglie degli ostaggi e dei dispersi, ha coinvolto circa 350 mila persone, trasformando l’intero Paese in un grande corteo.

A Tel Aviv, nella simbolica "piazza degli ostaggi" davanti al Museo d’Arte Contemporanea, sono esposti i quadri realizzati da chi è stato rapito e poi liberato. Come quello di Liri Elbag, soldatessa sequestrata al confine con la Striscia, che ha ritratto sé stessa a metà: prigioniera nella parte sinistra del volto, libera in quella destra. Accanto alle opere, contenitori dove i manifestanti lasciano bigliettini con richieste e speranze, come al Muro del Pianto. Ma qui, le preghiere sembrano rivolte non al cielo, ma al governo.Lo slogan che rimbalza ovunque è uno solo: «Tutti liberi adesso». Intanto si è riunito a Tel Aviv il gabinetto di sicurezza del governo, ma la riunione si è conclusa in anticippo senza nessuna discussione sull’ultima proposta di tregua di Hamas, nessuna votazione, nessun piano per riportare a casa gli ostaggi, di cui solo una ventina sarebbero ancora in vita.

Il motivo della fretta? Una cena di gala organizzata dal Binyamin Regional Council, l’ente che rappresenta le colonie in Cisgiordania. Lì erano attesi Netanyahu e diversi ministri della destra. Ad accoglierli, però, ancora i manifestanti, che li hanno contestati al grido di «State festeggiando mentre gli ostaggi muoiono di fame».

La tensione cresce anche sul fronte culturale: oltre mille intellettuali israeliani, tra cui lo scrittore Etgar Keret e la regista Shira Geffen, sono stati messi al bando da eventi pubblici in vari comuni controllati dalla destra. La loro colpa? Aver firmato una lettera che chiede di fermare «gli orrori a Gaza». Fania Oz-Salzberger, figlia del grande scrittore pacifista Amos Oz, ha detto “Gli amici di Israele all’estero devono diventare nemici di questo governo”.

Intanto a Gaza si continua a morire. Nelle ultime 24 ore almeno 75 palestinesi sono stati uccisi nei raid israeliani, tra cui 17 civili mentre cercavano cibo. Il bilancio più tragico a est di Gaza City: un bombardamento ha centrato un mercato affollato, causando cinque morti, tra cui due donne. Secondo le testimonianze raccolte da al Jazeera, carri armati e artiglieria israeliana stanno radendo al suolo interi quartieri periferici, mentre l’Idf si prepara ad avanzare verso il cuore della città. Il governo Netanyahu è determinato a proseguire l’offensiva fino alla conquista completa di Gaza City. Neanche la Cisgiordania è risparmiata. A seguito di un’operazione dell’Idf contro un presunto sistema di finanziamento occulto di Hamas, i militari hanno fatto irruzione in un ufficio di cambio, sequestrato denaro e arrestato cinque persone. L’operazione ha scatenato scontri: 58 feriti, tra cui un 13enne colpito all’addome e in gravi condizioni.

L’esercito è sotto accusa anche per il raid di lunedì contro l’ospedale Nasser di Khan Younis, in cui sono rimaste uccise 21 persone, tra cui cinque giornalisti. Il portavoce dell’esercito ha giustificato l’attacco sostenendo che sul tetto dell’ospedale c’era una telecamera "usata da Hamas". In realtà, si trattava dell’attrezzatura della Reuters, gestita dal reporter Hussam al Masri, tra i morti.L’Idf afferma che sei terroristi sono stati uccisi nel raid, ma il capo di Stato maggiore ha chiesto indagini supplementari, lasciando intendere che il bombardamento potrebbe essere stato condotto senza autorizzazione del comando centrale.

In questo scenario drammatico, due Israele sembrano non riconoscersi più: da un lato, la società civile che protesta, chiede tregua e si aggrappa alla speranza di rivedere i propri cari; dall’altro, un governo chiuso nel proprio isolamento ideologico, pronto a festeggiare mentre il Paese brucia. I bigliettini lasciati nella "piazza degli ostaggi" restano lì, come messaggi non letti. Come grida nel vuoto.

 

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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