La Federazione Italiana Scherma appoggia il russo Usmanov per la presidenza internazionale

di

Carlo Longo
La Federazione Italiana Scherma appoggia il russo Usmanov per la presidenza internazionale

Link to Il presidente Paolo Azzi si giustifica spiegando che il sostegno al discusso magnate putiniano serve per evitare un isolamento che peserebbe sul futuro della scherma italianaIl presidente Paolo Azzi si giustifica spiegando che il sostegno al discusso magnate putiniano serve per evitare un isolamento che peserebbe sul futuro della scherma italiana

Come annunciato dalla rivista Pianeta Scherma, la Federazione Italiana Scherma (FIS), sotto la guida del presidente uscente Paolo Azzi, ha scelto di appoggiare la candidatura di Alisher Usmanov alla presidenza della Federazione Internazionale di Scherma (FIE). Questa decisione, annunciata in vista delle imminenti elezioni, ha destato non poche perplessità, non solo per la figura controversa di Usmanov ma anche per le motivazioni addotte dallo stesso Azzi.

Usmanov, magnate russo noto per il suo sostegno alla politica del Cremlino, è stato alla guida della FIE dal 2008 al 2022, quando ha deciso di autosospendersi in seguito alle sanzioni internazionali imposte per l’invasione russa dell’Ucraina. Sebbene formalmente fuori dai giochi da due anni, Usmanov mantiene un’influenza profonda nel mondo della scherma internazionale, come dimostra il sostegno di oltre 100 federazioni nazionali alla sua ricandidatura.

La giustificazione di Azzi

Nel motivare la decisione della FIS, Azzi ha spiegato che il voto a favore di Usmanov rappresenta una scelta pragmatica per scongiurare un isolamento che, a suo dire, penalizzerebbe gravemente l’Italia sul palcoscenico internazionale. “Non possiamo permetterci di diventare irrilevanti nel panorama schermistico mondiale”, ha dichiarato, sottolineando che la mancata adesione al blocco pro-Usmanov rischierebbe di escludere la FIS dai tavoli decisionali più importanti.

Questa posizione, tuttavia, solleva dubbi su quale prezzo la scherma italiana sia disposta a pagare pur di rimanere nel cuore del sistema internazionale. Il sostegno a un candidato con legami così stretti con il governo russo potrebbe infatti danneggiare l’immagine dell’Italia e alimentare critiche sia a livello politico che sportivo.

Il peso di una figura controversa

Alisher Usmanov non è un nome qualunque: oligarca vicino al presidente russo Vladimir Putin, è stato sanzionato da numerosi paesi occidentali per il suo presunto ruolo nel sostegno all’aggressione russa in Ucraina. Le sue dimissioni dalla presidenza della FIE nel 2022 sono state viste da molti come un passo obbligato, ma la sua ricandidatura dimostra quanto il suo peso economico e politico continui a influenzare profondamente il mondo dello sport internazionale.

Nonostante ciò, il suo ritorno alla presidenza sembra già scritto. Le oltre 100 federazioni nazionali che hanno dichiarato il loro sostegno a Usmanov rappresentano una maggioranza schiacciante, lasciando poco spazio a candidature alternative. La scelta della FIS, quindi, sembra inserirsi in un quadro in cui allinearsi al favorito diventa quasi un obbligo.

Il dilemma morale dello sport

La vicenda solleva interrogativi più ampi sul rapporto tra sport e politica. Se da un lato è vero che evitare l’isolamento internazionale può sembrare una necessità, dall’altro il sostegno a una figura come Usmanov appare in contrasto con i valori di neutralità e indipendenza che lo sport dovrebbe rappresentare.

C’è anche da chiedersi se questa decisione possa avere ripercussioni interne. La FIS, nel tentativo di preservare il proprio peso internazionale, potrebbe rischiare di alienare atleti, dirigenti e appassionati italiani contrari a qualsiasi forma di connivenza con figure legate a un regime accusato di gravi violazioni dei diritti umani.

Un futuro incerto

Mentre le elezioni della FIE si avvicinano, la posizione italiana sembra già definita. Tuttavia, restano aperte molte domande sul prezzo che questa scelta potrebbe comportare. La decisione di Azzi, pur giustificata come un atto di pragmatismo, lascia trasparire un malessere più profondo: quanto deve piegarsi lo sport alle logiche geopolitiche per sopravvivere?

La scherma, arte di precisione e valori, rischia di perdere parte della sua identità in nome della diplomazia internazionale. Se l’isolamento è temuto, l’allineamento acritico potrebbe risultare ancora più pericoloso per il futuro dello sport italiano.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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