Le Condizioni di Putin per una Tregua in Ucraina

di

Mario Tosetti
Le Condizioni di Putin per una Tregua in Ucraina

Link to Secondo quanto riportato dal Washington Post, un documento redatto dai servizi segreti russi sarebbe stato discusso nei colloqui di Gedda tra Russia e Stati Uniti e delineerebbe un possibile accordo per "rimuovere le cause profonde della guerra e giungere a una pace duratura"Secondo quanto riportato dal Washington Post, un documento redatto dai servizi segreti russi sarebbe stato discusso nei colloqui di Gedda tra Russia e Stati Uniti e delineerebbe un possibile accordo per "rimuovere le cause profonde della guerra e giungere a una pace duratura"

ucrainaUn documento redatto da un think tank vicino ai servizi segreti russi (FSB) e risalente a febbraio svela le condizioni di Vladimir Putin per una tregua in Ucraina. Secondo quanto riportato dal Washington Post, il documento sarebbe stato discusso nei colloqui di Gedda tra Russia e Stati Uniti e delineerebbe un possibile accordo per "rimuovere le cause profonde della guerra e giungere a una pace duratura". Tuttavia, questa prospettiva non si concretizzerebbe prima del 2026, nonostante le dichiarazioni di Donald Trump, che in passato ha promesso di fermare il conflitto in pochi giorni.

Dall’Ucraina, intanto, il consigliere del presidente Volodymyr Zelensky, Mykhailo Podolyak, afferma che Mosca non è affatto intenzionata a fermare l’invasione. Al contrario, secondo lui, la Russia continua a portare avanti le ostilità e pretende che Kiev rinunci alla propria autodifesa.

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Le condizioni russe per il cessate il fuoco si articolano in sei punti chiave. Il più critico riguarda il riconoscimento, da parte dell’Ucraina, della sovranità russa sulla Crimea e sulle quattro regioni parzialmente occupate dopo l'invasione del febbraio 2022: Zaporizhzhia, Cherson, Luhansk e Donetsk. Sebbene l’esercito russo non controlli interamente questi territori, Putin li rivendica nella loro totalità.

Mosca chiede inoltre la creazione di zone cuscinetto tra le regioni russe di Bryansk e Belgorod, frequentemente colpite da attacchi ucraini. Un'altra condizione riguarda il futuro politico dell'Ucraina: il Cremlino esige nuove elezioni che portino alla caduta di Zelensky. Inoltre, l'Ucraina dovrebbe rinunciare a entrare nella NATO e interrompere ogni aiuto militare occidentale, per evitare un riarmo futuro.

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Un altro nodo cruciale riguarda le sanzioni economiche. Per firmare l’accordo, la Russia pretende la rimozione completa di tutte le misure restrittive imposte dall’Occidente. Questa richiesta conferma l’effetto delle sanzioni sul Paese, nonostante le dichiarazioni di chi sostiene che abbiano avuto un impatto minimo su Mosca.

Putin rifiuta, inoltre, la presenza di forze di pace europee in Ucraina. In cambio, Mosca si dichiara disponibile a non schierare missili balistici a medio raggio in Bielorussia, ma richiede che anche gli Stati Uniti facciano altrettanto. Tra le richieste figura anche una drastica riduzione dell’esercito ucraino, che dovrebbe passare da un milione di effettivi a poche decine di migliaia.

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Per garantire il rispetto della tregua, il Cremlino prevede una missione di osservatori internazionali. Tuttavia, analisti occidentali sostengono che la vera posta in gioco per Putin sia molto più ampia dell'Ucraina. Dmitry Alperovitch, presidente della Silverado Policy Accelerator, sostiene che l'obiettivo finale di Mosca sia una normalizzazione diplomatica con gli Stati Uniti, l'eliminazione delle sanzioni e una frattura interna alla NATO.

Il Cremlino punta a prolungare i negoziati per posizionarsi come un partner strategico di Donald Trump, qualora l'ex presidente statunitense vincesse le elezioni del 2024. L'idea è quella di supportarlo nei suoi obiettivi interni e rafforzare la sua politica estera filo-russa.


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Dal governo ucraino arriva un netto rifiuto alle condizioni di Mosca. In un’intervista rilasciata a Repubblica, Mykhailo Podolyak evidenzia le contraddizioni di Putin: "Da un lato, dice che un cessate il fuoco è necessario, dall’altro impone condizioni che ne annullano completamente la possibilità". Secondo lui, il Cremlino intende bloccare le forniture militari a Kiev per almeno 30 giorni, limitare la produzione di armi e ottenere un controllo strategico sul fronte di guerra.

Podolyak ribadisce inoltre che l’Ucraina non cederà alcun territorio. L’integrità nazionale è una questione di sopravvivenza: concedere territori alla Russia significherebbe legittimare l’invasione e aprire la strada a future aggressioni. L’Ucraina intende quindi rafforzare il proprio esercito, aumentare la produzione militare e ottenere impegni concreti da parte dei Paesi dell’Unione Europea per garantire la propria sicurezza.


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Un altro elemento chiave del dibattito riguarda il ruolo dell’Europa e, in particolare, dell’Italia. Secondo Podolyak, il governo italiano ha avanzato una proposta strategica: attivare l’articolo 5 della NATO in caso di una nuova aggressione russa dopo il cessate il fuoco. L’idea di Giorgia Meloni è stata accolta positivamente da Kiev e sta alimentando consultazioni a livello europeo.

Nel frattempo, l’Ucraina continua a dimostrare la vulnerabilità della difesa russa, come dimostra l’operazione nel Kursk, territorio russo che ha subito recenti attacchi. Per Kiev, questi episodi rafforzano la sua posizione nei negoziati, dimostrando l'incapacità di Mosca di proteggere i propri confini.

In un contesto di crescente instabilità, il futuro della guerra in Ucraina dipenderà dalle mosse diplomatiche dei prossimi mesi e dalla volontà della comunità internazionale di opporsi alle richieste del Cremlino.

(Associated Medias)-  Tutti i diritti sono riservati

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