Leone XIV commosso durante il rito del pallio e dell'anello, "Sono stato scelto senza alcun merito" e ha richiamato all'unità della Chiesa

Leone XIV commosso durante  il rito  del pallio e dell'anello, "Sono stato scelto senza alcun merito" e ha richiamato all'unità della Chiesa

L’omeliasi è aperta con i saluti e una citazione di Sant'Agostino. Il papa ha ricordato il suo predecessore Francesco e ha detto "Sono stato scelto senza alcun merito" e ha richiamato all'unità della Chiesa

Il rito di intronizzazione di papa Leone XIV, celebrato questa mattina nella Basilica di San Pietro, ha restituito alla liturgia pontificia tutta la solennità di una tradizione millenaria, arricchita da segni di sobrietà e spiritualità che riflettono il carattere del nuovo pontefice, che è apparso visibilmente commosso durante tutto il tempo.rio hanno segnato ufficialmente l'inizio del suo ministero petrino.

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L’imposizione del pallio è stata il primo momento saliente del rito. Si tratta di una stola di lana bianca, ornata con croci nere, che simboleggia il giogo soave del Cristo e l’autorità pastorale del papa quale vescovo di Roma e pastore universale della Chiesa. Il pallio viene tradizionalmente confezionato con la lana di agnelli benedetti nella festa di sant’Agnese e custodito presso l’altare della Confessione. L’atto liturgico, eseguito all’inizio della Messa, ricorda che il successore di Pietro è chiamato a portare sulle spalle il peso del gregge, ma non da solo: è Cristo stesso che sostiene e guida.

Leone XIV ha ricevuto il pallio  davanti all’altare:  Nessun trono, nessuna sedia gestatoria, ma una linea liturgica essenziale, quasi austera.

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Il secondo momento chiave è stata la consegna dell’anello del pescatore, l’anello che ogni papa riceve al momento dell’inizio del pontificato e che porta inciso l’effigie di san Pietro mentre getta le reti. È il segno dell’autorità pontificia, ma anche della chiamata a “pescare gli uomini” secondo il Vangelo. Il cardinale decano ha pronunciato la formula solenne: Accipe annulum, signum potestatis, mentre l’anello veniva posto alla mano destra del nuovo pontefice. A differenza di altri predecessori, Leone XIV ha scelto un anello di fattura semplice, dorato ma privo di gemme, coerente con la sua nota predilezione per uno stile sobrio, ispirato al rigore evangelico.

L’intera celebrazione è stata improntata a una sobrietà che ha colpito anche gli osservatori più esperti. Nessuna coreografia barocca, nessun eccesso cerimoniale: il nuovo papa ha voluto che al centro vi fosse Cristo, la Parola, e il ministero della carità.

L’omelia si è aperta con i saluti al popolo dei fedeli e una citazione di Sant'Agostino - "Ci hai fatti per te, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te" (Le Confessioni, 1, 1.1)-  e a Leone XIII che gli ha ispirato la scelta del nome.

Il papa ha ricordato il suo predecessore Francesco e ha detto: "Ho il cuore colmo di gratitudine".  "In questi ultimi giorni - ha aggiunto-  abbiamo vissuto un tempo particolarmente intenso. La morte di Papa Francesco ha riempito di tristezza il nostro cuore e, in quelle ore difficili, ci siamo sentiti come quelle folle di cui il Vangelo dice che erano ’come pecore senza pastore. Proprio nel giorno di Pasqua, però - ha ricordato  -, abbiamo ricevuto la sua ultima benedizione e, nella luce della Risurrezione, abbiamo affrontato questo momento nella certezza che il Signore non abbandona mai il suo popolo, lo raduna quando è disperso e ’lo custodisce come un pastore il suo gregge".

Poi un riferimento al conclave e alla sua elezione. "Sono stato scelto senza alcun merito e, con timore e tremore, vengo a voi come un fratello che vuole farsi servo della vostra fede e della vostra gioia, camminando con voi sulla via dell'amore di Dio, che ci vuole tutti uniti in un'unica famiglia", ha sottolineato , applaudito dai fedeli.

Come afferma Sant’Agostino, ha ricordato: "La Chiesa consta di tutti coloro che sono in concordia con i fratelli e che amano il prossimo» (Discorso 359, 9). Questo, fratelli e sorelle, vorrei che fosse il nostro primo grande desiderio: una Chiesa unita, segno di unità e di comunione, che diventi fermento per un mondo riconciliato. In questo nostro tempo, vediamo ancora troppa discordia, troppe ferite causate dall’odio, dalla violenza, dai pregiudizi, dalla paura del diverso, da un paradigma economico che sfrutta le risorse della Terra ed emargina i più poveri. E noi vogliamo essere, dentro questa pasta, un piccolo lievito di unità, di comunione, di fraternità. Noi vogliamo dire al mondo, con umiltà e con gioia: guardate a Cristo! Avvicinatevi a Lui! Accogliete la sua Parola che illumina e consola! Ascoltate la sua proposta di amore per diventare la sua unica famiglia: nell’unico Cristo siamo uno. E questa è la strada da fare insieme, tra di noi ma anche con le Chiese cristiane sorelle, con coloro che percorrono altri cammini religiosi, con chi coltiva l’inquietudine della ricerca di Dio, con tutte le donne e gli uomini di buona volontà, per costruire un mondo nuovo in cui regni la pace".

"Questo è lo spirito missionario - ha proseguito il Papa- che deve animarci, senza chiuderci nel nostro piccolo gruppo né sentirci superiori al mondo; siamo chiamati a offrire a tutti l’amore di Dio, perché si realizzi quell’unità che non annulla le differenze, ma valorizza la storia personale di ciascuno e la cultura sociale e religiosa di ogni popolo. Fratelli, sorelle, questa è l’ora dell’amore! La carità di Dio che ci rende fratelli tra di noi è il cuore del Vangelo e, con il mio predecessore Leone XIII, oggi possiamo chiederci: se questo criterio 'prevalesse nel mondo, non cesserebbe subito ogni dissidio e non tornerebbe forse la pace?' (Lett. enc. Rerum novarum, 21). Con la luce e la forza dello Spirito Santo, costruiamo una Chiesa fondata sull’amore di Dio e segno di unità, una Chiesa missionaria, che apre le braccia al mondo, che annuncia la Parola, che si lascia inquietare dalla storia, e che diventa lievito di concordia per l’umanità. Insieme, come unico popolo, come fratelli tutti, camminiamo incontro a Dio e amiamoci a vicenda tra di noi".

Leone ha rimarcato quella che deve essere la missione del papa. "A Pietro -ha detto-  è affidato il compito di “amare di più” e di donare la sua vita per il gregge. Il ministero di Pietro è contrassegnato proprio da questo amore oblativo, perché la Chiesa di Roma presiede nella carità e la sua vera autorità è la carità di Cristo. Non si tratta mai di catturare gli altri con la sopraffazione, con la propaganda religiosa o con i mezzi del potere, ma si tratta sempre e solo di amare come ha fatto Gesù. Lui, afferma lo stesso Apostolo Pietro,  "è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo' E se la pietra è Cristo, Pietro deve pascere il gregge senza cedere mai alla tentazione di essere un condottiero solitario o un capo posto al di sopra degli altri, facendosi padrone delle persone a lui affidate; al contrario, a lui è richiesto di servire la fede dei fratelli, camminando insieme a loro: tutti, infatti, siamo costituiti 'pietre vive' chiamati col nostro Battesimo a costruire l’edificio di Dio nella comunione fraterna, nell’armonia dello Spirito, nella convivenza delle diversità.

Il rito di intronizzazione di Leone XIV si inserisce così nella scia di un magistero spirituale che si preannuncia profondo, sobrio e attento ai segni dei tempi. Il richiamo alla tradizione liturgica più autentica non è stato un ritorno al passato, ma un gesto di profonda continuità spirituale con i predecessori, da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI, fino a Francesco.

Prima del Regina Coeli e della benedizione, il papa è tornato a implorare il dono della pace, menzionando  sia Gaza che il Myanmar. 

 

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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