Libia, ucciso Saif al-Islam Gheddafi, il figlio del colonnello Muammar

Libia, ucciso Saif al-Islam Gheddafi, il figlio del colonnello Muammar

A quindici anni dalla caduta di Gheddafi, la Libia continua a fare i conti con i propri nodi irrisolti. La morte di Saif al-Islam, avvolta nel silenzio e nell’incertezza, è l’ennesima prova di un paese in cui il passato non passa mai davvero, ma torna, improvviso, sotto forma di violenza

Con la morte violenta di Saif al-Islam Gheddafi, la Libia archivia uno dei suoi fantasmi più ingombranti. Il figlio del colonnello Muammar Gheddafi, a lungo considerato l’erede politico del regime, è stato ucciso martedì 3 febbraio 2026 a Zintan, nella Libia occidentale, la città dove aveva vissuto negli ultimi dieci anni. Aveva 53 anni. La notizia è stata confermata dal suo consigliere politico, Abdullah Othman. Secondo quanto riferito da Ahmed Khalifa, corrispondente di Al Jazeera Arabic in Libia, Saif al-Islam sarebbe stato colpito da arma da fuoco. Restano però ignoti sia gli autori dell’omicidio sia le circostanze precise dell’accaduto. Le autorità libiche, al momento, non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali.

Figura chiave – pur senza incarichi formali – dell’ultimo decennio del potere gheddafiano, Saif al-Islam era stato a lungo percepito come il “numero due” del regime tra il 2000 e il 2011. Educato in Occidente, abile nel linguaggio delle riforme e dei diritti, aveva incarnato per molti osservatori l’illusione di una transizione morbida, capace di modernizzare la Jamahiriya senza metterne in discussione le fondamenta autoritarie. Un’illusione travolta dalla rivolta del 2011 e dalla morte di suo padre, linciato dopo la caduta del regime.

Arrestato nello stesso anno a Zintan dalle milizie locali, Saif al-Islam era rimasto in prigionia fino al 2017, quando era stato rilasciato in un clima di ambiguità giuridica e politica. Da allora, la sua presenza era rimasta sullo sfondo di una Libia frammentata, divisa tra governi rivali, milizie armate e un processo di riconciliazione mai davvero compiuto. Per alcuni, continuava a rappresentare una possibile carta politica; per altri, un simbolo intollerabile del passato. La sua uccisione rischia ora di riaprire ferite mai rimarginate. Non tanto per il destino personale di un uomo che non è mai riuscito a emanciparsi dall’ombra del padre, quanto per ciò che Saif al-Islam incarnava: la memoria irrisolta del regime, la mancata resa dei conti con la storia, l’incapacità dello Stato libico di imporre una giustizia condivisa.

A quindici anni dalla caduta di Gheddafi, la Libia continua a fare i conti con i propri nodi irrisolti. La morte di Saif al-Islam, avvolta nel silenzio e nell’incertezza, è l’ennesima prova di un paese in cui il passato non passa mai davvero, ma torna, improvviso, sotto forma di violenza.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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