Macedonia, rabbia a Kocani: proteste dopo la strage

di

Emilia Morelli
Macedonia, rabbia a Kocani: proteste dopo la strage

Link to Un’esplosione di dolore e protesta ha scosso Kocani, a poche ore dalla tragedia che ha colpito la città. Il Municipio, simbolo di un’amministrazione percepita come assente, è diventato il bersaglio della disperazione popolare, con uova, pietre e detriti lanciati contro la sua facciata. Solo un massiccio schieramento di polizia ha impedito l’irruzione della folla, ma la tensione resta altaUn’esplosione di dolore e protesta ha scosso Kocani, a poche ore dalla tragedia che ha colpito la città. Il Municipio, simbolo di un’amministrazione percepita come assente, è diventato il bersaglio della disperazione popolare, con uova, pietre e detriti lanciati contro la sua facciata. Solo un massiccio schieramento di polizia ha impedito l’irruzione della folla, ma la tensione resta alta

kocaniA poco più di un giorno dalla strage del Pulse, la comunità di Kocani è scesa in piazza per manifestare il proprio dolore e la propria indignazione. La rabbia non si rivolge solo contro il sindaco, accusato di aver taciuto per oltre 30 ore prima di rassegnare le dimissioni senza neanche esprimere cordoglio alle famiglie delle vittime, ma anche contro le forze dell’ordine, ritenute responsabili di non aver mai realmente controllato la situazione.

Le strade della città sono state attraversate da migliaia di persone, unite da un senso di ingiustizia e dalla volontà di chiedere un cambiamento. “In Serbia hanno capito come reagire. Noi macedoni dobbiamo fare lo stesso, altrimenti nulla cambierà”, grida Maja, una delle manifestanti.

Link to Un corteo tra il lutto e la richiesta di giustiziaUn corteo tra il lutto e la richiesta di giustizia

Fin dal mattino, una lunga fila di persone si è formata intorno a un altarino improvvisato per lasciare un fiore, una candela o una semplice foto stampata in casa di un amico o un parente scomparso. I volti segnati dal dolore e dalla stanchezza raccontano storie di chi ha visto l’inferno e ne è uscito vivo.

L’atmosfera di raccoglimento si è presto trasformata in protesta. Il padre di Dimitri, uno dei giovani uccisi, ha urlato il suo dolore davanti alla folla: “Devono pagare!”. La sua voce ha scatenato un’ondata di indignazione collettiva, con la piazza che ha iniziato a scandire un’unica richiesta: “Giustizia, giustizia!”.

Link to La città di Kocani insorge: scontri e devastazioneLa città di Kocani insorge: scontri e devastazione

Il corteo si è mosso compatto lungo il fiume, raggiungendo il Municipio, dove la protesta è esplosa con violenza. Le finestre dell’edificio sono state bersagliate da lanci di uova, poi di pietre e bottiglie. La polizia, schierata a protezione della sede amministrativa, ha tentato di contenere la rabbia, ma l’ondata di indignazione era ormai incontenibile.

A quel punto, la folla si è divisa in più gruppi. Un gruppo ha preso d’assalto una caffetteria appartenente al proprietario del Pulse, devastandola. Un altro ha raggiunto la stazione di polizia, urlando “verità, verità!”. Altri ancora si sono diretti verso il tribunale, mentre in piazza continuava la lunga processione di chi, nonostante tutto, cercava un momento per commemorare le vittime.

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Nel cuore della città, le tracce della protesta erano visibili ovunque: cassonetti ribaltati, cestini distrutti, vetri infranti. Ma più forte di tutto risuonava la determinazione di chi non intende accettare silenzi e ritardi. “Questo sistema ha ucciso i nostri ragazzi. Ora tutti devono pagare”, gridano i manifestanti, lasciando intendere che questa non sarà una protesta isolata.

L’onda di rabbia che ha travolto Kocani non sembra destinata a placarsi presto. Il dolore si è trasformato in un movimento di protesta che chiede risposte immediate e un cambiamento radicale. Il futuro della città, ora, dipenderà da come le istituzioni sceglieranno di rispondere a questa richiesta di giustizia.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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