Nuovo Decreto Albania: Shengjin e Gjader diventano Centri di Rimpatrio

di

Emilia Morelli
Nuovo Decreto Albania: Shengjin e Gjader diventano Centri di Rimpatrio

Link to La decisione, fortemente voluta dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, sfrutta un vuoto normativo nel Testo Unico dell’Immigrazione e nella direttiva Ue sui rimpatri, permettendo così il trasferimento degli stranieri destinatari di un provvedimento di allontanamento dal territorio italianoLa decisione, fortemente voluta dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, sfrutta un vuoto normativo nel Testo Unico dell’Immigrazione e nella direttiva Ue sui rimpatri, permettendo così il trasferimento degli stranieri destinatari di un provvedimento di allontanamento dal territorio italiano

Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al nuovo decreto che modifica l’accordo tra Italia e Albania, stabilendo che i centri di Shengjin e Gjader diventeranno strutture di permanenza e rimpatrio per i migranti soggetti a espulsione. La decisione, fortemente voluta dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, sfrutta un vuoto normativo nel Testo Unico dell’Immigrazione e nella direttiva Ue sui rimpatri, permettendo così il trasferimento degli stranieri destinatari di un provvedimento di allontanamento dal territorio italiano.

Oltre alla questione migratoria, il governo ha introdotto una stretta sulla concessione della cittadinanza per ius sanguinis, che ora sarà limitata a due sole generazioni.

Link to Cosa cambia per i centri di Shengjin e GjaderCosa cambia per i centri di Shengjin e Gjader

La premier Giorgia Meloni cerca di rilanciare il piano dopo lo stop imposto dai tribunali, puntando sul trasferimento in Albania dei migranti ai quali è stato negato il diritto d’asilo. Con l’entrata in vigore del decreto, nei centri di Shengjin e Gjader verranno trattenuti anche coloro che non provengono da paesi considerati sicuri.

Questa modifica si inserisce nel quadro dell’accordo firmato tra Italia e Albania, introducendo una nuova funzione per le strutture già esistenti, che diventeranno a tutti gli effetti centri per il rimpatrio. Secondo Piantedosi, si tratta di una riattivazione parziale delle funzioni previste dall’intesa, in attesa di una pronuncia della Corte di Giustizia Europea, che il governo italiano ritiene possa confermare la legittimità della misura.

I migranti trattenuti nei centri albanesi potranno rimanervi fino a 18 mesi, il tempo necessario affinché i paesi d’origine accettino il loro rientro.

Link to L’incognita dei costi e i dubbi giuridiciL’incognita dei costi e i dubbi giuridici

Uno degli aspetti più critici del nuovo piano riguarda i costi operativi. L’assenza di nuovi accordi con il governo albanese implica che il rimpatrio definitivo dovrà comunque avvenire dal territorio italiano. Ciò significa che i migranti trattenuti nei centri di permanenza in Italia, come quello di Ponte Galeria, potranno essere trasferiti in Albania durante l’iter di espulsione, ma dovranno poi essere riportati in Italia prima di essere rimpatriati nei loro paesi d’origine.

Questa dinamica potrebbe generare un aumento dei costi logistici, dato che ogni migrante dovrà essere scortato da due agenti di polizia, determinando un continuo spostamento di persone e mezzi tra Italia e Albania.

Sul piano giuridico, permangono incertezze. Il nuovo regolamento europeo sui rimpatri prevede la possibilità di istituire centri di trattenimento in Paesi terzi, ma questa misura non entrerà in vigore prima del 2027. Al momento, non esiste alcuna norma che autorizzi il trasferimento di migranti in un Paese che non sia né quello d’origine né quello di transito.

La decisione del governo Meloni potrebbe quindi scontrarsi con la normativa europea e generare ulteriori contenziosi a livello giudiziario. Resta da vedere se la Corte di Giustizia Europea confermerà la legittimità del provvedimento o se sarà necessario un ulteriore intervento legislativo.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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